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Proteste contro il vescovo durante le cresime: “Giù le mani da San Pantaleo”

Manifestazioni a Vinci in occasione dell'arrivo di monsignor Migliavacca. La diocesi: "Nessuna vendita, presidio sconveniente e inaccettabile"

Duro attacco nella giornata di ieri (16 maggio) alla diocesi di San Miniato da parte del comitato Fai Noi per San Pantaleo di Vinci.

In mattinata si è svolto alla chiesa parrocchiale di Lazzeretto un piccolo presidio a sostegno dell’iniziativa del comitato Fai Noi per San Pantaleo 2020 per la tutela e la salvaguardia della Valle del Vincio e, come dichiarato dai partecipanti con dei grandi striscioni, per la restituzione “alle comunità di San Pantaleo e Apparita della chiesa di San Pantaleone Martire, patrimonio della città di Vinci”.

L’occasione è stata l’arrivo e la presenza a Lazzeretto del vescovo di San Miniato, nella cui diocesi si trova la chiesa di San Pantaleone Martire, per celebrare le cresime ai ragazzi del posto, compreso quelli di Apparita e di San Pantaleo. Una manifestazione che ha visto la partecipazione di oltre venti persone, con molti rappresentanti di associazioni di Vinci e Cerreto Guidi, a sostegno della parrocchia e della gente di San Pantaleo e Apparita per contribuire a dare una nuova rinascita al luogo simbolo della Valle del Vincio, da storici e ambientalisti definito come il paesaggio “materno” di Leonardo da Vinci.

“Non è stata una protesta.- dicono dal comitato Fai – bensì un appello e una richiesta accorata alle istituzioni ecclesiastiche e civili perché sia conservata la natura originaria del luogo, la chiesa di San Pantaleone Martire simbolo della Valle del Vincio, per l’alto valore identitario che rappresenta per la comunità e la città di Vinci. Nel giorno in cui si celebrano in tutta Italia le Giornate di Primavera del Fondo Ambiente Italiano, consideriamo l’odierna manifestazione come un invito generale a non essere semplicemente spettatori dei luoghi più belli della nostra nazione ma esserne protagonisti, essere costruttori di una nuova bellezza per un progetto di rinascita che necessariamente parta dalle radici più profonde del nostro essere cittadini. Come comunità cristiana consideriamo San Pantaleone un po’ il nostro San Damiano, nei tempi della chiesa di Francesco un simbolo, per cui dalle rovine e dall’isolamento che caratterizza questo momento storico ci possiamo riscattare e rinascere, insieme”.

Non si fa attendere la replica della diocesi di San Miniato: “Il passaggio dei beni di San Pantaleo (chiesa, canonica, compagnia) all’Istituto diocesano sostentamento clero – si spiega in una nota – è stato richiesto espressamente e a più riprese, negli anni passati, dalla parrocchia, vista l’impossibilità oggettiva da parte di quest’ultima di restaurare l’intero complesso di sua pertinenza. La diocesi è quindi venuta incontro a una necessità della parrocchia. La diocesi e il vescovo hanno sempre manifestato attenzione e ascolto nei confronti del Comitato Fai Noi per San Pantaleo e gli uffici di curia hanno sempre dato risposte, anche tramite il parroco. Si fa presente, inoltre, che esiste un progetto di recupero e valorizzazione del complesso storico di San Pantaleo e si smentisce decisamente che ci sia alcuna intenzione di vendere chiesa e canonica per “monetizzare”. Si rileva infine che la manifestazione svoltasi con l’esposizione di striscioni fuori dalla chiesa nell’imminenza della celebrazione delle cresime, strumentalizzando così, senza alcun rispetto dei bambini e delle loro famiglie, un momento che avrebbe dovuto essere di festa e di serenità, è stata assolutamente sconveniente e inaccettabile“.

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