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Commissione regionale sulle infiltrazioni mafiose, c’è il programma delle attività: si parte dall’inchiesta Keu

Secondo la presidente Meini "bisogna concentrarsi sugli aspetti amministrativi per realizzare una relazione veramente utile"

Commissione sulle infiltrazioni mafiose e criminalità organizzata, c’è il programma delle attività, approvato oggi (7 giugno) dai suoi componenti.

Si partirà dall’inchiesta Keu ascoltando subito i vertici di Arpat, quindi l’assessore all’ambiente Monia Monni in relazione ai procedimenti di bonifica, seguiranno i sindaci dei territori coinvolti. Il tutto per “acquisire quante più informazioni e materiali” utili ad impostare il lavoro dei prossimi mesi della commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata in Toscana. Una commissione che la presidente Elena Meini (Lega) vuole “concreta”. “Il nostro obiettivo è quello di suggerire soluzioni e proposte concrete a Consiglio e giunta per evitare che episodi simili a quello su cui stiamo indagando si ripetano”.

“Ad oggi – dichiara la presidente – abbiamo conoscenza solo di elementi giornalistici. Dobbiamo lavorare sull’aspetto amministrativo anche per produrre una relazione finale realmente utile, non un ennesimo report da chiudere in un cassetto”.

Convinta della necessità di approfondimenti anche la vicepresidente Lucia De Robertis (Pd) che ha proposto modifiche al programma di attività proposto da Meini e che pure chiarisce: “In relazione all’inchiesta Keu le audizioni dovranno essere legate solo ai reati contestati” perché “allo stato dell’arte non esiste altra correlazione. A noi spetta il compito di verificare e comprendere se l’impianto legislativo ha bisogno di ulteriori strumenti per scongiurare ogni infiltrazione mafiosa. Se nel corso delle audizioni e dei materiali che andremo ad acquisire emergerà le necessità di andare più a fondo, lo faremo” spiega ancora.

Prova ad allargare lo “spettro di indagine” la consigliera del Movimento 5 stelle Irene Galletti: “Serve sondare illeciti con la stessa matrice e accertare se questo filone di inchiesta è in qualche modo legato allo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi come compost (la cosiddetta inchiesta Blu mais, ndr)”.

Sicuro che il perimetro della commissione d’inchiesta “non possa essere solo di matrice ambientale” è Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia): “Non scordiamoci che in conseguenza alle indagini è stato revocato l’incarico al capo di gabinetto della Regione. La portata della vicenda, al di là delle ricostruzioni giornalistiche, ha un peso avvalorato anche da dichiarazioni di altri esponenti politici” dichiara, facendo riferimento all’ex presidente della giunta Enrico Rossi e a Rosy Bindi, già presidente della commissione parlamentare antimafia.

Capecchi ricorda anche che nelle ultime settimane è stato cambiato il èpiano anticorruzione ed è stato introdotto, per la prima volta in Toscana, il principio della rotazione dei dirigenti. Serve quindi “valutare i rapporti tra politica e lobby nell’ambito di un ragionamento complessivo. Consapevoli del ruolo che abbiamo e delle nostre possibilità, è necessaria l’analisi di un sistema che secondo la Dda di Firenze avrebbe influenzato i lavori del Consiglio regionale pur non scordando le tante vicende aperte sullo smaltimento dei rifiuti”.

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