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Commissione infiltrazioni mafiose, Meini: “Arpat non ci ha ancora inviato la documentazione promessa”

Oggi in audizione Libera e Fondazione Caponnetto: "In Toscana si sversano rifiuti, non è più un esempio per l'Italia"

Velocizzare l’insediamento dell’osservatorio regionale sulla legalità. “Dare gambe” alla legge approvata di recente e appena dopo magari pensare anche a nuove modifiche per essere più incisivi sul fronte della prevenzione, del controllo e dei fenomeni di infiltrazioni illecite. È quanto chiede la commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata in Toscana, guidata da Elena Meini (Lega), riunita oggi per ascoltare il presidente e il componente della Fondazione Caponnetto Salvatore Calleri e Renato Scalia, e il componente del comitato regionale Toscana di ‘Libera’ don Andrea Bigalli. E la data indicativa, e simbolica, per l’insediamento dell’osservatorio della legalità, ha spiegato la presidente Meini, potrebbe essere il 19 luglio, anniversario della morte di Paolo Borsellino.

Al termine delle lunghe audizioni, la stessa presidente propone di inviare una lettera ai presidenti di Giunta e Consilio, Eugenio Giani e Antonio Mazzeo: “Credo sia un atto necessario e dovuto che sta perfettamente nel perimetro dei nostri lavori di inchiesta”. Meini propone, incassando il parere favorevole di tutti i commissari, anche di scrivere ad Arpat per sollecitare l’invio della documentazione promessa nel corso della seduta dello scorso 15 giugno. “Aspettavamo il report sui dieci siti interessati oggetto di indagine – spiega la presidente -, anche per capire se chiamare in audizione anche altri sindaci. Ad oggi non ci è arrivato nulla e la prossima settimana abbiamo un nuovo giro di audizioni con l’assessore Monia Monni e alcuni primi cittadini. Acquisire quanto più materiale possibile è basilare”.

Le audizioni svolte oggi hanno infatti fornito alla commissione nuovi spunti e nuovi fronti da approfondire. Secondo quanto dichiarato dalla Fondazione Caponnetto, l’inchiesta Keu ha frantumato tre tabù: si assiste a un livello di indagine mai raggiunto prima; si riconosce che in Toscana si sversano rifiuti; infine, questa regione non è più un esempio per l’Italia. Calleri e Scalia hanno parlato di una Toscana “vittima di mafia” che “rischia di essere divorata in silenzio”. Conoscere, analizzare, prevenire sono le direttrici da seguire. “Non dobbiamo inventare la mafia dove non c’è, dobbiamo cercarla” e questo vale ancora di più oggi, e oltre l’inchiesta Keu, perché la crisi economica e sociale innescata dal Covid “potenzialmente è un grande regalo, fatto alla criminalità organizzata” dichiarano ancora.

Sollecitati dai commissari, Calleri e Scalia hanno ricordato che “fatti significativi di infiltrazioni illecite” negli anni ce ne sono stati: “Da gennaio ad oggi si contano almeno 20 operazioni di polizia nei confronti di criminali di stampo mafioso. Serve metterle insieme, e abbiamo sempre auspicato la creazione di un organismo, permanente, di analisi per capire dove intervenire. Il Codice dell’ambiente non è sufficiente”.

“La Toscana – hanno continuato – è una terra ricca, è considerata appetibile e nel settore rifiuti è ormai consolidato che il rischio infiltrazioni è altissimo: siamo al 90/95 percento”. La “mancanza del Piano rifiuti” ricordato dal vicepresidente Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia) non ha aggravato la situazione: “Un Piano vale l’altro, inoltre la Regione ha pochissime competenze in tema di rifiuti” ha spiegato, peraltro, riprendendo quanto già osservato dalla vicepresidente Lucia De Robertis (Pd).

Libera Pisa ha redatto un report corposo sulla vicenda Keu e sarà acquisito tra gli atti della commissione insieme a quanta più documentazione possibile su infiltrazioni di stampo mafioso in Toscana, oltre l’inchiesta della Dda di Firenze. Come ricordato anche da Bigalli, la nostra regione “è appetitosa” su più fronti e tra questi spicca il fenomeno dell’usura, richiamato da Irene Galletti (Movimento 5 stelle): “Con lo sblocco dei licenziamenti potrebbe diventare esplosivo”. Ma sul tavolo c’è anche la questione semplificazioni e quindi Recovery Fund. Fondazione Caponnetto e Libera sono concordi: “Servono controlli” perché le stime di infiltrazioni sono enormi. Il rischio intercettazione dei fondi in arrivo è addirittura del 100 per cento, si dichiara in commissione. Non sono mancati approfondimenti sul tema “nodale” degli appalti con richiesta di “ridefinire il ruolo della stazione centrale”, ma anche del riciclaggio con i numeri “mostruosi” di Prato, delle dipendenze, del disagio giovanile e delle baby gang. Fino al capitolo, potenzialmente devastante, dell’agroalimentare e della falsificazione dei marchi.

Un ventaglio di nodi che la commissione d’inchiesta intende affrontare e approfondire per dare risposte, anche sul fronte normativo, e scongiurare anche minimi spazi di facile accesso della criminalità.

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