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Terre e rocce da scavo: sequestrati dai carabinieri forestali di Empoli due siti, titolare denunciato foto

Per la loro composizione dovevano essere classificati come rifiuti

Due siti da più di mille metri cubi di terreno sono stati sequestrati dai carabinieri della stazione forestale di Empoli.

Durante un servizio di controllo del territorio i militari hanno infatti trovato un deposito di materiale terroso in un fondo agricolo a Ponte a Elsa. Il proprietario aveva acquistato la terra da una ditta di Empoli impegnata nell’attività edilizia per effettuare un innalzamento del piano di campagna del fondo agricolo. I carabinieri forestali sono quindi risaliti alla ditta che aveva venduto la terra al proprietario per effettuare alcuni approfondimenti. Secondo la ditta, il materiale terroso rinvenuto era un rifiuto cessato, venduto come ‘sabbione’ e prodotto dal proprio impianto di gestione dei rifiuti dato che la stessa ditta svolge anche attività di recupero dei rifiuti, cioè di vagliatura dei rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione.

Il titolare ha così esibito ai militari i documenti che provavano che i cumuli di materiale terroso non potessero essere qualificabili come rifiuto. Testimonianza che ha subito insospettito i carabinieri che non avevano avuto lo stesso riscontro dal sopralluogo. Ai loro occhi il materiale depositato era subito parso composto da terra non vagliata e argillosa, non sabbiosa, conteneva zolle e radici di grandi dimensioni che non potevano essere state passate a un vaglio.

Col supporto del personale Arpat di Empoli i militari sono quindi andati su un altro sito in gestione alla ditta per analizzare il materiale accumulato. Qui i carabinieri forestali hanno subito tratto le conclusioni: i due siti empolesi, l’uno qualificato come sito di stoccaggio e l’altro come sito di deposito finale, non potevano essere classificati da regolamento come sottoprodotti da terra e rocce da scavo, né rifiuti cessati ma dovevano essere classificati per la loro composizione come rifiuti.

I rifiuti costituiti da terra e roccia da scavo, secondo quanto stabilito nell’autorizzazione concessa alla ditta non potevano essere considerati come rifiuti cessati dato che per essere venduti come merce sarebbero dovuti passare da un impianto autorizzato per il trattamento e il recupero e non attraverso l’impianto della ditta. Sotto la pressione dei militari il titolare ha infine ammesso che i cumuli provenivano da attività di scavo e che quindi non si trattava di materia prima secondaria, cioè che non erano stati ottenuti grazie al recupero dei rifiuti.

Il titolare della ditta edilizia è stato quindi segnalato all’autorità giudiziaria per gestione illecita di rifiuti speciali non pericolosi e cinque cumuli di rifiuti di circa 1100 metri cubi del primo sito e altri 80 del secondo sono stati posti sotto sequestro.

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