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Conte of Florence, respinto il ricorso dell’ex manager: la Cassazione conferma i sequestri

Nuovo capitolo giudiziario mentre prosegue l'indagine sul fallimento

A pochi giorni dalle dichiarazioni del curatore della Conte of Florence e dell’inevitabile dibattito che ne è seguito, stamattina (15 luglio) è stata pubblicata la sentenza della Cassazione sui sequestri probatori dei giudici di Lucca all’interno del procedimento giudiziario in corso sui fatti che hanno portato al fallimento della nota e prestigiosa azienda.

Gli ermellini hanno rigettato il ricorso di Valerio Lusini, ritenuto dai giudici l’amministratore di fatto dell’intera azienda, dichiarandolo infondato. Nel 2019 la Cassazione aveva annullato con rinvio ad altra sezione, per nuove decisioni, in merito alla richiesta di riesame da parte di Valerio Lusini, per i sequestri effettuati in sede, nel mese di novembre del 2018, all’interno dell’inchiesta dei giudici lucchesi sul fallimento della società. Con ordinanza emessa il 26 giugno 2020 il tribunale di Lucca aveva rigettato nuovamente l’istanza di riesame.

“Il Tribunale, anche sulla base della documentazione prodotta, in vista dell’udienza, dal pubblico ministero, ha affermato che la fittizietà della cessione del marchio Conte of Florence Distribution spa in favore della società bulgara Pentacompany deve essere riferita alla interposizione soggettiva che ha visto Lusini operare di fatto e in modo occulto quale amministratore di entrambe le società coinvolte nella transazione. È stato accertato che, sebbene della Conte of Florence distribution s.p.a. risulti formalmente amministratore Massimo Tassinari, molte delle società che detenevano in via diretta e mediata le quote della menzionata società erano amministrate fiduciariamente dalla Fidinterev srl, società gestita direttamente da Valerio Lusini”.

La magistratura, sia quella fiorentina sia quella lucchese, sta indagando sul fallimento, ipotizzando reati di bancarotta fraudolenta e distrazione fondi. La società di abbigliamento era stata ceduta a un’altra società bulgara, negli anni passati, la Pentacompany con sede a Sofia, ma tale cessione, anche dagli stessi giudici fallimentari era stata ritenuta fittizia e con l’unico scopo di mettere in sicurezza il marchio da un nuovo fallimento. Gli ermellini però stavolta hanno accolto le istanze del tribunale lucchese rigettando quelle dell’ex manager. “In assenza di una regolazione dei procedimenti secondo una precisa sequenza temporale, che imponesse al giudice di attendere la scadenza di un termine prima di assumere la decisione organizzativa del rinvio, non riesce comunque a cogliersi alcun profilo di illegittimità del provvedimento assunto all’esito della successiva udienza e nel rispetto delle previsioni sul contraddittorio tra le parti. Al rigetto del ricorso consegue la condanna al pagamento delle spese processuali”. C’è un secondo pronunciamento della Cassazione con rinvio ad altra sezione del Riesame che riguarda altri sequestri di documenti che ancora non è definitivo. La vicenda prosegue.

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