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Muore per complicanze dopo un ricovero, l’Asl condannata a risarcire 665mila euro

Per i giudici non sarebbe stata attivata la cura farmacologica adeguata

Una crisi cardiaca nell’agosto del 2011, il ricovero immediato al pronto soccorso ma poi le dimissioni verso un reparto di riabilitazione di un altro nosocomio della Lucchesia, purtroppo con diagnosi errate e incomplete, secondo i giudici, e per un signore di 67 anni di Pisa inizia un calvario che termina con il decesso avvenuto nel 2020, dopo anni di sedia a rotelle e altre problematiche.

Tutto quello che poteva andare storto è andato storto, e i giudici ora hanno condannato l’Asl Toscana nord ovest a risarcire gli eredi con 665mila euro più interessi e rivalutazione e circa 20mila euro di spese legali e processuali. L’uomo si sente male nel caldo mese di agosto del 2011 e si trova con la famiglia a Livorno dove viene soccorso da un’ambulanza e trasportato in ospedale ma i medici non si rendono conto dell’evento cardio-ischemico in corso e dopo due settimane lo trasferiscono al Versilia in riabilitazione.

I giudici e i consulenti nel processo terminato alcuni giorni fa con la sentenza di primo grado, provvisoriamente esecutiva, ritengono “esenti da rilievo i trattamenti sanitari successivi al secondo accesso all’ospedale (18 agosto 2011), hanno concluso, in relazione al primo (2 agosto 2011) per la sussistenza di profili di responsabilità dei sanitari del Pronto Soccorso, sia per quanto riguarda la completezza degli accertamenti diagnostici (valutati tuttavia, in ciò divergendo dalle valutazioni del primo ausiliario del giudice, non in connessione causale con l’evento lesivo), sia con riferimento prescrizione farmacologica, nel caso di specie del tutto omessa”. Quando torna a casa l’uomo però viene colpito da ischemie e da quel momento non sarà più in grado di svolgere una vita normale fino al decesso avvenuto lo scorso anno.

Si legge in sentenza: “L’invio del paziente al curante nell’attesa di nuovi accertamenti clinico-strumentali (programmati peraltro a distanza di un mese), doveva mandatoriamente associarsi alla prescrizione di una terapia farmacologica volta a prevenire futuri eventi ischemici, basata sulla somministrazione di calcio-antagonisti e nitroderivati. In particolare i farmaci calcioantagonisti sono la categoria di farmaci più comunemente usata nei pazienti che presentino angina su base vasospastica, poiché consentono di prevenire gli eventi legati allo spasmo coronarico, principalmente attraverso un’azione miorilassante sui leiomiociti delle pareti vasali. Si sono altresì dimostrati in grado di ridurre il numero di complicanze ischemiche e aritmiche, dimostrando anche una miglior sopravvivenza nei pazienti trattati quando confrontati con altri farmaci. L’omessa prescrizione terapeutica ha privato il paziente di qualunque presidio farmacologico protettivo verso un eventuale ulteriore evento ischemico che diversamente, secondo una valutazione controfattuale fondata sulle attuali conoscenze scientifiche e sulla consolidata esperienze clinica, con buona probabilità si sarebbe potuto evitare mediante la adeguata profilassi farmacologica”. Da queste risultanze processuali la condanna al risarcimento danni nei confronti degli eredi, la moglie e le due figlie da parte del Tribunale di Livorno dove si è svolto il processo di primo grado terminato nei giorni scorsi.

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