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Reati fallimentari e tributari, 29 in manette: sequestri per oltre 40 milioni

Maxi operazione della guardia di finanza

Da questa mattina (27 luglio), il comando provinciale della Guardia di Finanza di Firenze sta procedendo, con la collaborazione di altri reparti del corpo, nelle province di Firenze, Arezzo, Prato, Grosseto, Rovigo e Vibo Valentia, all’arresto di 29 persone, ritenute a vario titolo, responsabili di un’associazione criminale e della commissione di reati fallimentari e tributari, e al sequestro di ingenti patrimoni per oltre 40 milioni di euro.

Le fiamme gialle hanno proceduto alll’esecuzione di un’ordinanza del gip Gianluca Mancuso, che ha disposto 5 custodie cautelari in carcere, 24 arresti domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nonché il sequestro per equivalente di beni per oltre 40 milioni di euro, considerati, all’esito di un’articolata indagine, provento illecito della commissione, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, bancarotta fallimentare e di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Sono in corso operazioni di perquisizione in una sessantina di siti produttivi cinesi del distretto economico fiorentino e pratese, con l’ausilio di ispettori della direzione provinciale di Firenze dell’istituto nazionale per la previdenza sociale (Inps), del dipartimento di prevenzione, igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Azienda Ssnitaria Locale Toscana-Centro e del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Livorno.

L’ordinanza adotta la misura cautelare in carcere per 5 consulenti, appartenenti a uno studio associato, condividendo pienamente gli esiti delle indagini e le richieste formulate dalla Procura della Repubblica di Firenze che, tra l’altro, attribuiscono ai professionisti la gestione in via associata di un’attività professionale consulenziale consapevole degli illeciti compiuti da innumerevoli imprese ricondotte a 24 imprenditori di origine cinese, tutti contestualmente tratti agli arresti domiciliari in quanto considerati i titolari “di fatto” delle aziende, perlopiù operanti nel settore della produzioni di articoli di pelletteria che, attraverso il cosiddetto meccanismo “apri e chiudi”, si sottraevano sistematicamente e su ampia scala, al pagamento delle imposte.

L’indagine ha portato inoltre a deferire all’Autorità Giudiziaria anche la moltitudine di soggetti cinesi titolari formali di oltre 80 imprese coinvolte e la Procura della Repubblica di Firenze a promuovere istanza di fallimento nei confronti di 19 imprese, di cui 16 sono già state dichiarate fallite per i rilevanti debiti erariali accumulati negli anni, quantificati in oltre dieci milioni di euro.

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