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San Miniato piange la scomparsa di Paolo Coccheri: fu premiato al Festival del Teatro Popolare

Attore e regista teatrale dell'impegno sociale ha fatto una missione. Il cordoglio della Toscana

Addio a Paolo Coccheri, attore e regista teatrale che dell’impegno sociale ha fatto una missione, fondatore della Ronda della Carità e degli Angeli della Città, sempre al fianco degli ultimi e delle persone meno fortunate. È morto, all’età di 85 anni, ieri (2 agosto) in una casa di cura fiorentina, dove era ricoverato in seguito ad una caduta.

Nel 1993 Coccheri aveva ha fondato a Firenze la prima Ronda della Carità, onlus che si occupa di aiutare i senza fissa dimora. A tutt’oggi le Ronde sono sparse in 48 città italiane e anche a Vienna e a Francoforte, e offrono aiuto e rifugio ai senza tetto. Ha fondato sempre a Firenze gli Angeli della Città (Florence Angels), gruppo di volontari il cui scopo è quello di aiutare, soccorrere e difendere le persone più deboli e bisognose.

Innumerevoli le iniziative umanitarie di Coccheri, fondatore di altre associazioni benefiche: i Cacciatori di briciole, che la sera raccolgono brioches e paste avanzate nei bar per poi distribuirle ai clochard, e gli Angeli Costruttori, che aiutano gli anziani nei piccoli lavoretti di casa. Ha insegnato anche dentro al carcere di Sollicciano di Firenze per aiutare alcuni detenuti ad alta sorveglianza ad allestire una commedia da loro stessi scritta. Il gruppo teatrale si era autonominato I professionisti dell’attesa.

Paolo Coccheri comincia ad occuparsi di teatro a Firenze durante i suoi studi classici al liceo. Nel 1956 è allievo, a Firenze, dell’attrice e regista russa Tatiana Paplova; successivamente si trasferisce a Roma dove studia con Alessandro Fersen. Negli anni Sessan ta frequenta il corso di regia d’opera al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma ed il corso d’arte scenica al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze. All’inizio degli anni Settanta frequenta i corsi di scenografia all’Accademia delle Belle Arti a Firenze. Successivamente si laurea in lettere con una tesi sul teatro e inizia a collaborare con registi come Enriquez, Puecher, Albertazzi, Costa, Ronconi e Sequi. Nel 1977 è invitato a Spoleto a tenere un seminario teorico-pratico sul lavoro dell’attore.

Coccheri ha ideato, nel 1980, il Festival di Montalcino, e lo ha diretto per tre edizioni, ospitando tra gli altri Orazio Costa, Jerzy Sthur, Lele Luzzati, Edmonda Aldini, Donato Sartori, Maurizio Scaparro, Massimo Castri, Monica Vitti, Mariangela Melato, Paolo Poli, Edoardo De Filippo, Dario Fo. Nel 1983 spostò il festival a Firenze, dando vita al Festival Internazionale dell’Attore, che fino al 1990  dando vita al Festival internazionale dell’attore, che fino al 1990  ospiterà maestri come Andrej Waida, Martin Scorsese, Orazio Costa, Jerzy Sthur, Ingemar Bergman, Josef Svoboda, Krystztof Zanussi, Andrej Tarkowskij, Mario Luzi, Ferruccio Soleri, Sandro Sequi, Lindsey Kemp, George Wilson, Ingrid Thulin, Elena Mannini, Maurizio Balò, Liliana Cavani, Robert de Niro, Guido Ceronetti, Bernardo Bertolucci, Giulinao Scabia, Piero Faggioni, Nino Manfredi, Maurizio Nichetti, Dacia Maraini, Ugo Ronfani, Danilo Dolci, Adriana Innocenti, Marisa Fabbri, Nico Pepe, Antonio Calenda eccetera. Contemporaneamente, a Pitigliano, in Maremma, a partire dal 1981 Coccheri aveva fondato l’atelier internazionale della maschera teatrale.

Dal 1991, con il carisma dell’assoluta gratuità, trasferitosi a Palermo, ha fondato una speciale scuola per ragazzi a rischio di mafia nel quartiere dell’Albergheria, alternandosi nella direzione con il drammaturgo e attore palermitano Franco Scaldati. Due anni dopo il ritorno a Firenze con la nascita della Ronda della Carità.

“Coccheri – ricorda Andrea Mancini – aveva un rapporto privilegiato con San Miniato, nato al tempo delle Feste del Teatro, con le regie di Orazio Costa e la direzione artistica di don Giancarlo Ruggini, e proseguito con il Festival del pensiero popolare/Palio di San Rocco Pellegrino, che nel 2011 ne premiò la singolare presenza umana e poetica, affidando il riconoscimento alle mani di Renzo Ulivieri, che con Paolo aveva studiato nei primi anni Sessanta, quando ambedue frequentavano l’Isef di Firenze. Da quel momento Coccheri ha affiancato ogni anno il festival, lavorando a fianco della direzione e frequentando attivamente gli incontri pomeridiani e gli spettacoli, ultimi ad esempio e straordinari sono stati quelli dovuti alla penna del grande Fernando Arrabal, con cui Coccheri entrò in rapporto dinamico: in molti ricordano ancora gli interventi che Coccheri volle fare durante gli incontri con il formidabile scrittore spagnolo, la loro lucidità e anche una certa causticità, al punto che pareva si contendessero la palma del miglior artista surrealista”.

“Con lui se ne va uno degli esempi più alti di ciò che rappresenta l’impegno per gli altri e per gli ultimi in particolare. Le sue tracce, come quelle prima di Don Milani e La Pira, resteranno profonde in tutti noi, in tutti i fiorentini e i toscani. Perché ci ha insegnato, prima con l’esempio che con la parola, il principio fondamentale della nostra vita di comunità: il dovere umano di non voltarsi mai dall’altra parte”. Così il presidente del consiglio regionale, Antonio Mazzeo, esprime il cordoglio personale e di tutta l’assemblea legislativa per la scomparsa di Paolo Coccheri.

“La notizia della scomparsa di Paolo Coccheri mi addolora tantissimo. Lo conoscevo molto bene e con lui ho avuto un rapporto speciale: era sempre pronto a consigliarmi, a ndicarmi le sue idee, partendo sempre dal presupposto che è stato al centro della sua vita, l’amore per Firenze”. Lo afferma il sindaco di Firenze, Dario Nardella, esprimendo il cordoglio suo personale, dell’amministrazione comunale e della città per la scomparsa di Paolo Coccheri. “Attraverso le Ronde della Carità, Coccheri si è dedicato ai più poveri e agli emarginati – ha continuato il sindaco – e lo ha fatto sempre con gioia e positività, cercando di stabilire un rapporto in ogni momento costruttivo con chi governava la città. Lo ha fatto con Giorgio La Pira e sono orgoglioso e onorato che lo abbia fatto anche con me”.

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