Obbligo vaccinale per gli operatori sanitari, il sindacalista Fials: “Solo una misura per colpire i dissenzienti”

Luca Dinelli: "La vera emergenza riguarda la carenza di personale"

Obbligo vaccinale per gli operatori sanitari, dopo le prime sospensioni dal servizio torna a parlare il membro della Rsu della Fials dell’Asl Toscana Nord Ovest, Luca Dinelli.

“Io non sono troppo propenso a discutere gli aspetti scientifici inerenti all’efficacia del vaccino, i rischi a breve e lungo termine, il numero di eventi avversi e via dicendo. Ovviamente sono aspetti imprescindibili di ogni discorso che voglia affrontare l’approccio all’epidemia, ma a mio avviso ve ne sono altri che sono stati trascurati. Ammettiamo che una qualche efficacia il vaccino ce l’abbia, almeno nella prevenzione delle maggiori complicanze collegate all’infezione. Diamo inoltre per buona una serie di misure che in ogni altro momento avrebbero fatto saltare sulla sedia tutti i costituzionalisti e giuristi dotati di senno e che, negli ultimi due anni, hanno spaziato dall’introduzione dell’obbligo ad un trattamento sanitario sperimentale, alla limitazione della mobilità, alla segregazione al proprio domicilio, all’introduzione di una patente (green pass) per l’esercizio di diritti fondamentali, quali la libertà d’insegnamento, la visita a un parente ricoverato, l’accesso all’università. Nel caso specifico è in gioco il diritto al lavoro”.

“Voglio, infatti, soffermarmi su quanto sta accadendo nell’azienda Usl Toscana Nord Ovest, come esempio significativo di quanto sta avvenendo in ogni altra realtà sanitaria italiana – dice il sindacalista – Qualche giorno fa il presidente della Regione Toscana Giani ha iniziato il suo battage sulla necessità di esercitare una stretta sui non vaccinati e annunciato misure draconiane (come se quelle patite fin qui non lo fossero bastevolmente). E puntualmente, sono arrivati i primi dati sugli operatori sanitari a rischio sospensione, sempre che l’azienda non riesca a ricollocarli in posizioni che non comportano contatto col paziente”.

dati sospensione operatori sanitari Asl

“Parliamo – dice – di 99 operatori complessivamente, in un’azienda che conta 13mila dipendenti, distribuiti su un territorio che va da Pontremoli a Piombino. Cioè lo 0,8% del totale del personale. Si potrebbe obiettare che si tratta solo dei primi operatori e che la ricognizione deve ancora essere ultimata. I dati di Giani parlano di 4500 operatori in odore di sospensione in tutta la Toscana, che comprendono anche personale dipendente dalle strutture private e libero professionisti, quindi facendo un conto a spanne, circa 1500 operatori a rilevanza sanitaria per ciascuna area vasta. Questi dati ci portano a stimare, senza paura d’incorrere in errore, che le percentuali di sanitari vaccinati fra i dipendenti pubblici sono ampiamente superiori al 90%. Se è vero, come attestano i documenti dell’Aifa, che il pregio degli attuali vaccini anti Covid risiede nella capacità di limitare gli effetti dell’infezione nel vaccinato stesso, più che nella prevenzione della trasmissione del contagio, dobbiamo desumere che il rischio reale per la collettività collegato alla presenza di non vaccinati in sanità sia principalmente da rinvenire laddove vengano in contatto operatori non vaccinati con pazienti anch’essi non vaccinati. Considerando che la percentuale di popolazione vaccinata è prossima al 70%, la probabilità che questo si verifichi è inferiore al 3%. Se proprio si vuole ridurre ancora tale eventualità, si deve spingere maggiormente verso quelle categorie di popolazione tra le quali la vaccinazione è meno diffusa, che tuttavia coincidono con le fasce d’età che statisticamente dimostrano di aver meno probabilità di ammalarsi seriamente”.

“È quindi lecito chiedersi – è il ragionamento del sindacalista – se ha senso insistere in una crociata che rischia di far pagare un prezzo altissimo in termini di libertà compresse. Ma soprattutto, alla luce dei dati esposti, qual è il rischio maggiore per il cittadino? Avere un sanitario in più che lo cura, pur non vaccinato, o averne uno in meno? Quanto detto ci induce a contestare, senza possibilità di appello, il persistere di una norma che sembra più ispirata alla volontà di perseguitare il dissenziente, che alla reale necessità di raggiungere un obiettivo di pubblica utilità. La verità è che oggi tutto quello che poteva essere fatto sul fronte vaccinale è stato portato a termine”.

“Adesso la vera emergenza – conclude – riguarda la carenza di personale che ha reso difficile lo smaltimento delle ferie durante l’estate e renderà estremamente complessa la gestione di un’eventuale recrudescenza dell’epidemia. È il caso di ricordare al presidente Giani che l’anno scorso aveva promesso 5000 assunzioni straordinarie che devono ancora essere ultimate. Finora sono state appena sufficienti a coprire il personale cessato. Da qualche settimana circola la notizia di un buco di bilancio in regione che renderebbe imprescindibile il blocco di ulteriori assunzioni. Non vorremmo che la norma sull’obbligatorietà del vaccino fosse in realtà utilizzata come foglia di fico per cercare di coprire i problemi finanziari. Infine preoccupa la pressoché totale assenza di voci dissonanti rispetto al mantra dominante, anche da parte della totalità dei sindacati: non vorremmo che oltre all’epidemia, la vera emergenza riguardasse la tenuta della democrazia.

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