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Inchiesta Keu, l’allarme dei comitati: “Bonifiche nei luoghi contaminati, servono certezze”

Assemblea permanente e "Liberi dai fanghi" incalzano la Regione e le istituzioni

“E’ urgente sapere qualcosa di certo delle bonifiche sui terreni contaminati dai residui di lavorazione dei fanghi di conceria (Keu), rifiuti speciali (anche pericolosi) che avrebbero dovuto avere come destinazione esclusivamente apposite discariche”. A dirlo sono Assemblea permanente No Keu, il coordinamento Liberi dal fanghi Valdera e Una città in Comune – Pisa.

“Purtroppo, c’è la certezza della presenza di inquinanti pericolosi nei terreni dove il KEU è stato usato, depositato e smaltito in modo criminale.  Keu prodotto da Ecoespanso dai fanghi del depuratore Aquarno di Santa Croce sull’Arno, poi usato  in agglomerati riciclati dalla ditta Lerose di Pontedera. Si sono trovati dispersi nell’ambiente cromo, arsenico, selenio, solfati. Nel caso dei metalli pesanti raggiungono concentrazioni che vanno da 50 a 70 volte i limiti di legge (zona di Montramito-Massarosa). Inoltre, le indagini si riferiscono anche a fanghi e rifiuti conciari depositati tal quali per chilometri nell’alveo del canale Usciana, e pericolosi per la possibile contaminazione delle acque sia del canale e poi dell’Arno”.

“L’assessora regionale Monni – riconostruiscono i comitati – il 27 agosto scorso dichiarava alla stampa che tre bonifiche erano partite: se per quella dell’aeroporto militare a Pisa si sono visti dei fatti, ad opera del Ministero della difesa, non si sa ancora nulla di cosa stia facendo il Comune di Pisa per l’area ex-Vacis, né cosa stia avvenendo per la lottizzazione Green park di Pontedera, l’area di Peccioli, l’area contaminata a Massarosa. Inoltre, è vero che la bonifica per la strada 429 Empoli-Castelfiorentino consisterebbe in una copertura provvisoria con teli? Non risulta che ci siano piani di caratterizzazione per le bonifiche, né si sa niente dell’acquedotto che dovrebbe sostituire i pozzi lungo la strada”.

“Ma non finisce qui – secondo i comitati – è urgente scoprire al più presto quanti e quali luoghi sono stati interessati dallo smaltimento direttamento o in agglomerati riciclati, oltre a quelli già conosciuti. Le amministrazioni non possono aspettare la fine delle indagini della magistratura; il loro dovere è quello di verificare se nel territorio ci sono state altre autorizzazioni ad operare per le ditte Lerose, Cantini e Kyterion”.

“Lo scandalo Keu – spiegano – rende ormai chiaro come un fatto acquisito che per i fanghi della depurazione del comprensorio del cuoio e per la grande produzione di scarti della lavorazione di conceria si tenta qualsiasi strada per uno smaltimento che sia economicamente più conveniente rispetto al loro corretto trattamento. Tutto ciò con un sostanziale sistema di deroghe che va avanti da anni fino al tentativo di declassificazione del rifiuto, recentemente votato dal Consiglio Regionale, poi fortunatamente bocciato dal Ministero dell’ambiente, di cui si è parlato sui mezzi di comunicazione.  Si è visto come l’inchiesta Keu abbia coinvolto i massimi gradi della componente imprenditoriale e della componente politica. Quindi, molto nell’economia del distretto del cuoio si è svolto ignorando le leggi ambientali sulla depurazione e sullo smaltimento dei fanghi, anche con un danno serio per i lavoratori e per gli imprenditori onesti della zona”.

“Ne avevamo già avuto una chiara percezione con l’operazione Demetra e il relativo processo sui fanghi smaltiti nei campi dell’alta Valdera – sostengono – anche qui si trattava di rifiuti liquidi smaltiti abusivamente e fanghi industriali contaminati, che sarebbero dovuti andare in discarica. Anche in questo caso con il risparmio di milioni di euro da parte delle aziende di depurazione. Come denunciavamo già allora non sappiamo, purtroppo, ancora molto della destinazione della maggior parte dei fanghi della depurazione. Le indagini hanno fatto intravedere un mondo opaco che il processo potrà contribuire a chiarire. E’ però necessario che vada avanti: non vorremmo che la prescrizione finisse per essere l’esito per alcuni dei reati”.

 

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