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Dal sovraffollamento alla sicurezza, commissione in visita agli istituti carcerari

In Toscana ai costi si aggiungono le difficoltà di gestione: il punto sulla situazione

Sono quattro le emergenze del sistema carcerario: massiccia presenza di cittadini stranieri ed extracomunitari (in Toscana oltre il 50 per cento della popolazione detenuta); costante peggioramento della qualità della vita (nel 2020, sempre nella nostra regione, si sono contati 1044 atti di autolesionismo di cui 701 nella sola struttura di Sollicciano mentre la richiesta di psicofarmaci è altissima); scarsa capacità formativa e di istruzione (il livello di alfabetizzazione è pressoché inesistente al momento dell’ingresso in istituto); costi “spaventosi” del sistema. Le criticità sono emerse nel corso dell’audizione del provveditore regionale delegato del ministero della Giustizia, provveditore della penitenziaria ToscanaUmbria, Pierpaolo D’Andria, e del garante regionale dei detenuti Giuseppe Fanfani in commissione Affari istituzionali presieduta da Giacomo Bugliani (Pd).

Il confronto, sollecitato dal capogruppo di Fratelli d’Italia Francesco Torselli, ha trovato la commissione unanime su un punto preciso: toccare con mano la realtà di detenuti, agenti penitenziari ed ogni soggetto coinvolto è fondamentale per conoscere a fondo il sistema ed essere costruttivi non solo in tema di edilizia carceraria – molte strutture risultano obsolete, ‘fuori dal tempo’ come hanno spesso riportato gli organi di stampa – ma anche propositivi dal punto di vista normativo. I sopralluoghi che saranno organizzati, e a cui parteciperà anche il Garante Fanfani, dovranno “superare l’appartenenza politica. Sono d’accordo su un’assunzione di carattere istituzionale perché sarà una strada unica per provare ad essere realmente incisivi” ha dichiarato Bugliani.

I commissari si sono trovati d’accordo anche sul un altro fronte: trattare il pianeta carcere nel suo insieme. Detenuti, agenti, operatori e volontari, personale interno addetto ai diversi servizi non sono monadi, piuttosto un “unico sistema di relazioni e vita sociale”.

Nel corso della seduta è stata anche illustrata la situazione di alcune carceri toscane, in particolare Sollicciano. Tutte le strutture avrebbero bisogno di un “piano quanto più organico possibile per affrontare emergenze di tipo strutturale e impiantistico” ha detto D’Auria. Per quello di Firenze è in corso un progetto di rilancio “ben avviato” per l’efficientamento energetico con l’installazione di pannelli fotovoltaici (le risorse provengono da fondi comunitari ed è svolto in sinergia con la Regione), sistemazione delle facciate esterne, messa in sicurezza del camminamento sulla cinta muraria e interna, sistemazione dei terrazzi per evitare infiltrazioni. Interventi sono previsti anche sulle dorsali idriche per attivare le docce all’interno delle celle e per quelle ad uso comune. D’Auria ha informato anche sull’imminente realizzazione di un fabbricato per le attività lavorative: “la stipula del contratto è annunciata” ha affermato.

È sceso più nel dettaglio fornendo dati e numeri il Garante regionale che ha definito la situazione toscana “non disprezzabile”. Il problema del sovraffollamento, al netto dell’emergenza di presenze straniere, non è così marcato come nel resto del Paese: a fronte di 3mila 77 detenuti abbiamo una disponibilità per 3mila 117”. La carenza strutturale è invece “atavica”. In Toscana si è affrontata bene anche la pandemia: “Non si sono registrati focolai, ad eccezione di Volterra dove 57 detenuti si sono ammalati contemporaneamente, e i vaccini sono stati distribuiti con velocità”. Al 19 luglio scorso sono infatti 2mila 658 le somministrazioni effettuate. “Probabilmente oggi ci avviciniamo a 3mila, quasi la totalità della popolazione carceraria”. Sui costi “spaventosi” del sistema, Fanfani non ha dubbi: “Non servono tagli quanto miglior impiego delle risorse. Dobbiamo creare le condizioni per il reinserimento. Se non offriamo opportunità reali sono, sì, soldi buttati via”.

 

Sollecitato dalla consigliera Elisa Tozzi (Lega), il Garante ha fornito i numeri delle madri e dei minori presenti nelle carceri. Anche qui la situazione toscana è migliore rispetto al dato nazionale. Pur considerando la presenza di bambine e bambini in istituti “inaccettabile sia umanamente che democraticamente” i numeri sono “estremamente contenuti: due madri con due figli al seguito in tutta la regione (in Italia 25 detenute madri con 28 figli al 30 settembre).

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