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Succo concentrato estratto dalle mele marce, respinto il ricorso di una delle aziende sequestrate

Gli investigatori nell'inchiesta 'Bad juice' trovarono sostanze potenzilmente nocive nei prodotti che erano destinati anche ai bambini

Dovevano produrre, sulla carta, succo di mela concentrato, ma invece producevano succhi alterati e adulterati da varie sostanze, in particolare da patulina che si genera dalle mele marce. Questo era quanto emerse dall’ inchiesta bad juice coordianta dalla procura di Pisa e condotta dalla guardia di finanza, che coinvolse alcune aziende del valdarno pisano ( leggi qui l’articolo sulle indagini ). Adesso in attese che tutte le posizioni processuali degli indagati si definiscano, alcuni hanno già scelto riti speciali per chiudere l’inter giudiziario ancora prima che si avviasse, c’è uno sviluppo legato a una della aziende poste sotto sequestro e sotto amministrazione giudiziaria. La corte di cassazione infatti ha respinto la richeista di dissequestro

Gli ermellini hanno rigettato il ricorso presentato dal nocerino Ciro Barba, conosciuto anche con il soprannome di “o Flaviano”, per la revoca dell’amministratore giudiziario di una sua società sottoposta a sequestro preventivo: la decisione di inammissibilità si fonda, come spiegano le motivazioni depositate, su una legge in materia che impedisce la proposta di incidenti di esecuzione o opposizioni contro decisioni dell’autorità giudiziaria in proposito, con questioni riferite alle modalità di esercizio dell’amministrazione giudiziaria e all’impossibilità di presentare richieste di sostituzione. La decisione era stata emessa dal Tribunale di Pisa, che aveva dichiarato inammissibile il primo appello per la società Green Profit Tuscany coop, presentato dal suo legale rappresentante, Ciro Barba, contro il rigetto di proposta di revoca e sostituzione dell’amministratore giudiziario contestuale al sequestro di quote e beni aziendali della società.

I motivi, articolati dal suo legale Giovanni Falci, veniva evidenziata una violazione di legge, in particolare: i giudici della Corte di Cassazione ricordano invece che il legale rappresentante di una società sotto sequestro “non è legittimato a promuovere un procedimento diretto alla revoca dell’amministratore giudiziario di quanto sottoposto a vincolo”.

L’accusa cardine dell’inchiesta della procura di Pisa è quella di aver costituito una stabile associazione a delinquere finalizzata alla produzione, e messa in commercio di prodotti agroalimentari adulterati e sofisticati. A vario titolo sono contestati anche l’autoriciclaggio e alcuni reati fiscali. Oltre i fratelli Buonfiglio e Franz Scweigkofler, sono indagati con posizioni diversificate: Beatrice Caponi, Aleksandar Ramovic Martino Medri, Mariateresa Oliva, Tiziana Poppa, Stefano Mantoan, Fabrizio De Santi, Alessandro Cammelli, Agostino Contursi, Ciro Barba, Antonino Lo Vullo, Michele Giustiniani e Maria Policastro. C’era anche una fase di “ripulitura” e la deionizzazione, secondo la ricostruzione della procura di Pisa, del prodotto fortemente contaminato da pesticidi e tossine e, al termine di questa fase, spacciato come “frutto” di agricoltura biologica da destinare anche al baby food.

Così come ci sarebbero state le false fatture a favore della ditte “entrate” nel sistema per coprire i traffici illeciti del prodotto adulterato per farlo risultate bio e di provenienza Ue. Con l’atto di chiusura dell’inchiesta “Bad juice” il pm Giovanni Porpora ha riscotruito il giro che ruotava attorno alla maxifrode del succo di mela commercializzato da un’associaizone per delinquere che avrebbe avuto al vertice i fratelli imprenditori Walter e Giorgio Buonfiglio di Ponsacco alla guida dell’azienda Italian Food srl di San Miniato. In un ruolo di primo piano la Procura mette anche Franz Schweigkofler che, per coprire i traffici illeciti del prodotto adulterato avrebbe predisposto falsa documentazione contabile – quale legale rappresentante della Dolomite Fruits Srl – di altrettanto falsa lavorazione di mele facendole risultare ricevute, lavorate e rivendute alle società coinvolte nell’associazione: Italian Food, Biotoscana, Green Profit Tuscany. Un impianto accusatorio che, ovviamente, sarà vagliato nel proseguo giudiziario anche alla luce delle tesi difensive dei soggetti coinvolti.

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