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Keu, nuovi sviluppi per l’inchiesta: al vaglio i contatti tra Santa Croce e il Veneto per smaltire i fanghi delle concerie

Secondo gli investigatori, l'accordo prevedeva un concambio di quote societarie con l'obiettivo di assorbire il depuratore di Ponte a Egola

Emerge un nuovo scenario dalle indagini della magistratura sull’indagine Keu e più in generale sulla gestione dei rifiuti nel comprensorio del Cuoio. I conciatori di Santa Croce, o meglio i vertici delle strutture consortili e associative dell’indotto conciario, finite poi nell’indagine Keu, secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, avrebbero avuto in mente un accordo e una strategia di sviluppo da gestire con i colleghi di Arzignano nel vicentino. La Sicit, azienda dei rifiuti veneta, avrebbe dovuto mandare i propri fanghi in Toscana a Santa Croce per farli diventare Keu. Materiale che, stando a quanto ipotizzato, sarebbe stato poi smaltito con metodi illeciti come sostenuto dalla Dda di Firenze per il Keu prodotto in Toscana.

I veneti in cambio – secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, avrebbero dovuto assorbire i rifiuti della Sgs, azienda già finita nel mirino della magistratura per l’indagine blu mais.
Per mettere in piedi questo meccanismo che poi, sempre stando all’accusa, avrebbe previsto anche dei concambi di quote societarie tra toscani e veneti, avrebbero dovuto portare anche alla chiusura del depuratore di Ponte a Egola, secondo i piani dei santacrocesi finiti nell’indagine Keu. Secondo i vertici del mondo conciario Santa Croce finiti nelle indagini della procura antimafia bisognava agire su Arpat e sul funzionario scomodo che faceva opposizione alle richieste dei conciatori applicando la legge. Quel funzionario – come emerso dalle intercettazioni dei carabinieri della Dda – che la sindaca di Santa Croce e i rappresentanti degli industriali volevano che fosse spostato ad altro incarico. Per raggiungere questo obiettivo i conciatori non avrebbero esitato, per l’accusa, neppure a incontrare politici e rappresentanti della istituzioni.

Lo schema aziendale che emerge dalla intercettazioni nei rapporti con i veneti di Arzignano è chiaro per gli inquirenti. L’idea era che Aquarno sarebbe dovuta entrare dentro Sicit, probabilmente con un concambio di quote o pagando la propria quota attraverso la cessione a Sicit di Hydro la società che aveva preso il posto della Sgs, ormai ritenuta troppo invischiata nelle indagini della procura distrettuale antimafia per il cromo finito nei terreni agricoli toscani.

Stando all’interpretazione data dall’accusa, nelle intercettazioni sarebbe emerso anche un disegno strategico che avrebbe dovuto portare Aquarno ad acquisire il depuratore di Ponte a Egola, e anche qui a finire nelle intercettazioni della magistratura è Gliozzi ex direttore dell’Assoconciatori che parlando con il sindaco di Santa Croce Giulia Deidda ipotizza che la Regione avrebbe dovuto in qualche modo obbligare i due depuratori , quello di Ponte Egola e quello di Santa Croce a “fondersi”.

Un quadro accusatorio che potrebbe allargare ulteriormente le indagini sulla vicenda del keu e apre nuove strade investigative a cominciare da un lettura del territorio santacrocese come vocato allo smaltimento del Keu.

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