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Minacce agli amministratori pubblici, Pisa al terzo posto in Toscana

Nella relazione di Avviso Pubblico è dietro solo alle province di Firenze e Lucca

Nela giornata di giovedì (4 novembre) la ministra Luciana Lamorgese ha presentato il decimo dossier di Avviso Pubblico sugli amministratori pubblici sotto tiro nel 2020, cioè di chi ha ricevuto minacce anche tramite i social.

Nei primi mesi del 2021 si registra una recrudescenza delle intimidazioni verso gli amministratori locali, in controtendenza con quanto registrato nel 2020. “Questo incremento – ha spiegato il titolare del Viminale – probabilmente va messo i relazione alla fine delle fasi di lockdown e della ripresa delle attività e può essere messo in relazione anche alla attività dei sindaci e degli amministratori locali con il disagio sociale. Dei 142 atti intimidatori censiti dal ministero dell’interno dall’inizio dell’anno – ha sottolineato Lamorgese – la minaccia strettamente correlata alla criminalità risulta bassa. Solo in quattro casi la matrice criminale è chiara (-0,7 per cento) ma non va comune sottovalutata questa minaccia”.

La Toscana risulta nella top ten di questa speciale classifica, all’ottavo posto per la precisione. Nella provincia di Firenze il numero maggiore di intimidazioni, seguita da quelle di Lucca e Pisa. Per il quarto anno consecutivo è la Campania a far registrare il maggior numero di intimidazioni a livello nazionale, con 85 casi censiti (furono 92 nel 2019). Seguono appaiate Puglia e Sicilia con 55 atti intimidatori, che fanno segnare un evidente calo rispetto al 2019, rispettivamente del 23 e del 17 per cento. In discesa anche la Calabria (38 casi rispetto ai 53 del 2019), che prosegue un trend iniziato da alcuni anni.  La Lombardia si conferma la regione più colpita del Nord Italia (37 casi, nove in meno del 2019), segui­ta dal Lazio (36 casi, stabile). Chiudono le prime 10 posizioni Veneto (30 casi, uno dei pochi territori in aumento), Emilia-Romagna (25), Toscana (23) e Sardegna (21).

In dieci anni di raccolta dati Avviso Pubblico ha censito su tutto il territorio nazionale 4309 casi di minaccia e aggressione nei confronti di amministratori locali e personale della pubblica amministrazione, una media di 36 intimidazioni al mese, una ogni 20 ore.  Il maggior numero di casi è stato censito nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso – nell’ordine Sicilia, Calabria, Campania, Puglia – che insieme raccolgono 2555 casi (il 59% del totale). Seguono Sardegna, Lazio, Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna e Veneto. La novità assoluta del dossier sono i social. Nel corso degli ultimi anni l’incidenza della tipologia di minaccia storicamente più utilizzata, l’incendio di auto/cas/altre proprietà, è andata diminuendo (da un caso su tre a meno di un caso su cinque l’anno).

Sono aumentate le aggressioni fisiche, da un caso su otto/dieci dei primi anni ad uno su cinque registrato nel 2020.  Hanno fatto irruzione i social network: nel 2020 sono stati il mezzo più utilizzato per intimidire. I social sono passati da un’incidenza sui casi totali di appena il 3% nel 2016 al 19% fatto registrare lo scorso anno. Nel 2011 il fenomeno Amministratori sotto tiro era sottovalutato, sommerso, scarsamente considerato sia a livello istituzionale che mediatico. Dieci anni di im­pegno hanno prodotto, tra le altre cose, una maggiore attenzione mediatica, una legge ad hoc e l’istituzione di un osservatorio specifico sotto l’egida del ministero dell’interno.

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