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Truffa ai clienti per una trasformazione edilizia, nuovo processo per un immobiliarista di San Miniato

La Cassazione ha annullato l'assoluzione della Corte d'Appello

Si dovrà svolgere un nuovo processo di secondo grado per il risarcimento delle parti civili di un contenzioso che ipotizza il reato di truffa in concorso, e  che vede coinvolto un immobiliarista di San Miniato.

Il 46enne era stato già riconosciuto colpevole in primo grado e poi assolto in secondo, insieme al suo socio e complice del presunto aggiro, ma le parti civili del processo, cioè coloro i quali avrebbero subito il danno, hanno proposto ricorso in Cassazione e nei giorni scorsi gli ermellini hanno annullato la sentenza assolutoria di secondo grado rinviando gli atti ad altra sezione d’appello che dovrà tener conto delle indicazioni della suprema corte italiana.

Entrambi secondo i giudici, uno quale amministratore unico e legale rappresentante della società immobiliare l’altro quale amministratore di fatto e socio occulto di tale società, con artifici e raggiri consistiti nel promettere in vendita alla parte civile un appartamento, falsandone la consistenza e la dimensione con l’esibizione di planimetrie non conformi al progetto assentito (con la conseguenza che l’immobile era di circa 70 metri quadrati anziché i 140 metri quadrati indicati dalla parte venditrice), e prospettando anche la realizzazione di un annesso locale di 25 metri quadrati, in realtà non edificabile, da adibire a garage, inducendo in errore l’acquirente ignaro, che si era determinato a stipulare tre diversi contratti preliminari, e così facendo faceva conseguire agli imputati l’ingiusto profitto di 142.000 euro consegnati a titolo di caparra confirmatoria. La corte d’appello aveva assolto gli imputati con la formula dell’insussistenza del fatto e aveva revocato i risarcimenti per l’acquirente e parte civile nel processo. A differenza del primo giudice, il collegio d’appello rilevava che più che falsa rappresentazione della realtà nella specie il tribunale aveva riscontrato un silenzio sulla effettiva superficie abitabile, mentre l’acquirente comunque aveva avuto modo di apprezzare le caratteristiche dell’edificio; altri elementi pure taciuti, come la presenza dell’ipoteca e la non realizzabilità del garage, non avevano avuto incidenza causale in secondo grado. Di diverso avviso la Cassazione. Si legge infatti in sentenza: “Il ricorso della parte civile è fondato, e merita di essere accolto. L’insieme delle carenze e delle contraddizioni appena enunciate, puntualmente censurate nel ricorso, oltre a determinare per un verso una motivazione incoerente, per altro verso fa emergere una travisamento delle prove assunte in tribunale, e comunque fa allontanare da quel modello di motivazione puntuale e adeguata, che fornisca una razionale giustificazione della difforme conclusione adottata, idoneo a una pronuncia assolutoria in appello, in completa riforma della sentenza di condanna di primo grado. Si impone pertanto l’annullamento della sentenza impugnata per il capo riguardante l’azione civile, con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello: a tale giudice compete anche la liquidazione delle spese tra le parti per questo grado di legittimità”. Ora un nuovo processo di secondo grado che stabilirà il quantum da risarcire, come indicato dalla Cassazione.

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