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Roberta Ragusa: si riapre il caso? A Quarto Grado spunta la pista della falsa testimonianza

Il pool difensivo pronto a chiedere la revisione del processo

Il caso di Roberta Ragusa torna alla ribalta. La vicenda è riapprodata sugli schermi di Quarto Grado, sui canali Mediaset, ieri sera (12 novembre), con ospite la criminologa Anna Vagli

Dal racconto di un carcerato spunta una nuova pista. L’uomo, che in passato era stato detenuto assieme al super testimone Loris Gozi, avrebbe raccolto da questo alcune confidenze, ossia di aver mentito su Antonio Logli per avere uno sconto di pena:  “Era preoccupato – ha detto l’ex compagno di carcere del testimone – era triste per aver testimoniato il falso. Ha detto una cosa che non era vera riguardante Logli

Il super teste al processo aveva affermato di aver visto Logli litigare con la moglie per strada e forse colpirla in testa con la portiera dell’automobile.

A Quarto Grado è poi stato svelato un altro particolare: nelle scorse settimane la difesa di Antonio Logli ha effettuato un sopralluogo nella soffitta dell’abitazione in cui Ragusa e Logli vivevano. Una soffitta piena di oggetti, scenario tipico, è stato detto, di accumulatori seriali, dove però non è stato trovato un peluche, un coniglietto che Roberta Ragusa aveva ribattezzato “Gnappino”  e con il quale dormiva, non seperandosene mai, nemmeno la prima notte di nozze. Un dettaglio, questo che secondo il pool difensivo trebbe costituire la prova di un allontanamento volontario.

Per Logli, in carcere a Massa, la revisione del processo è la sua ultima possibilità e in una lettera a Quarto Grado si è detto fiducioso che la verità verrà a galla”.

Roberta Ragusa, secondo la difesa, potrebbe essersi allontanata volontariamente o scappata per un processo di amnesia dissociativa, dovuta ad una caduta dalle scale avvenuta qualche giorno prima della scomparsa.

Antonio Logli, in carcere con sentenza definitiva della Cassazione a 20 anni, tramite il pool difensivo, si appresta quindi a chiedere la revisione del processo che lo ha visto accusato dell’omicidio della moglie e dell’occultamento e della distruzione del suo corpo.

L’imprenditrice pisana era sparita nel nulla dalla sua casa di Gello la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Dopo due sentenze di primo e secondo grado, la suprema corte, dopo oltre 6 ore di camera di consiglio, aveva confermato la condanna a 20 anni per Antonio Logli.

Il corpo della donna fu cercato, oltre che nel pisano, anche nel lago di Massaciuccoli, sul versante di Torre del Lago e quello di Massarosa, dopo la segnalazione arrivata ai carabinieri di Pisa da parte di un pescatore che aveva riferito di aver visto affiorare dalle acque, sulla parte occidentale, una testa e gli investigatori vollero fugare ogni dubbio, non lasciando niente di intentato. L’uomo, che si trovava nel versante occidentale dello specchio d’acqua, aveva visto affiorare qualcosa che somigliava a una testa con ancora i capelli attaccati prima di scomparire alla vista per immergersi nuovamente in profondita’. Ma Roberta Ragusa non è stata mai ritrovata. Nonostante il freddo polare, era la fine del gennaio 2013, i sommozzatori dei carabinieri e dei vigili del fuoco si erano immersi nelle acque gelide e melmose del Massaciuccoli per perlustrare i fondali e le sponde nell’ambito della maxi battuta, mentre erano proseguite anche le ricerche a terra con l’impiego di militari dell’esercito e dei carabinieri del Tuscania, soprattutto nelle aree rurali, nelle grotte e nelle cavita’ carsiche della zona. Sul posto, a dirigere le operazioni, erano presenti l’allora tenente colonnello Gianni Fedeli e l’allora maggiore Stefano Bove, assieme a volontari, protezione civile, cacciatori e pescatori, ed esperti del posto. Le ricerche effettuate dai sommozzatori dei carabinieri e dei vigili del fuoco, che erano partite proprio dal punto dove sarebbe avvenuto il presunto avvistamento, non avevano pero’ dato esito, anche se gli stessi sub avevano ammesso che si trattava di ricerche molto complesse a causa della scarsa visibilita’ che c’è sott’acqua e del fondale melmoso del lago. Quelle sul lago furono ricerche tattili: si posero sul fondo sabbioso delle cime di riferimento, ossia si stesero delle funi, orizzontali, a traversino o circolari, e gli operatori, seguendo le stesse, tastarono con le mani, palmo palmo, di metro in metro. Una tecnica questa usata quando la visibilità dei fondali è pari a zero, come nel caso del Massaciuccoli le cui acque sono anche ffitte di alghe. La base logistica era stata allestita al porticciolo del Circolo velico, a fianco del Teatro Puccini, da dove erano partiti i gommoni, mentre dal cielo l’elicottero dei carabinieri perlustrava tutta la zona e i cinofili battevano palmo a palmo la zona delle torbiere. Ritrovare il cadavere di Roberta Ragusa, cosa mai successa, avrebbe significato stabilire le cause della morte. Ma il lago è vasto e le ricerche durarono solo due giorni. Ammesso e non concesso che la donna fosse li, e che il corpo fosse ancora intatto. I pesci, infatti, potrebbero averlo divorato.

Le indagini degli inquirenti si concentrarono quasi subito sul marito, il quale, invece, ha sempre sostenuto la tesi dell’allontanamento volontario della moglie.

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