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Minacce no vax e no green pass e attacchi ai centri vaccinali, un 30enne di San Miniato fra gli indagati

Diversi i reati ipotizzati fra cui l'associazione a delinquere. L'uomo sarebbe il responsabile degli imbrattamenti al Mandela Forum, nel pisano e nell'empolese

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C’è un 30enne di San Miniato dietro il gruppo di no vax autore dei raid contro i centri vaccinali in regione. È quanto emerso dalle indagini della Digos e della Polizia Postale che hanno portato, oggi (18 novembre) a perquisizioni a tappeto a no vax e no green pass attivi sul canale Telegram.

In particolare, l’indagine ha evidenziato come il giovane sanminiatese che si sarebbe reso responsabile nell’agosto scorso delle scritte contro il centro vaccinale di Firenze Nelson Mandela Forum, sarebbe stato anche l’autore di simili azioni portate avanti in quegli stessi giorni a Pontedera ed Ospitaletto nel pisano e a Empoli, Castelfiorentino e lungo la FiPiLi  nel territorio fiorentino.

L’indagine ha infine permesso di verificare che l’uomo avrebbe ricevuto informazioni sull’esatta dislocazione di centri vaccinali e drive through da un dipendente dell’Asl fiorentina ed aveva poi intrapreso il percorso tracciato dagli organizzatori del gruppo Vv per il compimento delle azioni.

I reati ipotizzati sono costituzione e partecipazione ad associazione segreta, istigazione, ainterruzione di pubblico servizio, associazione per delinquere finalizzata a compiere danneggiamenti.

La maxi operazione su tutto il territorio nazionale è partita per identificare gli autori di minacce rivolte anche un noto medico infettivologo.

Il compartimento della polizia postale e delle comunicazioni della Liguria, con il coordinamento del servizio di Polpostae in collaborazione con altri compartimenti regionali e con le Digos delle questure territorialmente competenti, sotto la direzione centrale della polizia di prevenzione, ha eseguito 24 perquisizioni disposte dalla Dda della procura della Repubblica di Genova.

La Digos della questura di Firenze ha eseguito altre cinque perquisizioni a carico di altrettante persone attive in rete e ricollegabili al movimento VV, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata a compiere danneggiamenti ed altri reati.

“Accettare l’idea che sia necessario lottare contro questo nemico e che sia necessario farlo in prima persona perché nessuno verrà a salvarci – una delle frasi incriminate – Significa vivere quotidianamente l’importanza della lotta e della nostra partecipazione ad essa perché, compatibilmente con la nostra vita quotidiana, il guerriero sa che ciò che non fa lui non lo farà nessun altro”.

Alle prime ore di questa mattina (18 novembre) il personale della polizia, coordinato dalla procura della Repubblica di Firenze, ha eseguito 5 perquisizioni in varie province italiane, tra cui Firenze, Pisa, Brescia, Como e Viterbo), a carico di altrettante persone attive in rete e ricollegabili al movimento Voce di lotta non violenta per la libertà e i diritti umani.

In particolare, le indagini avviate dalla Digos di Firenze, coordinata dalla direzione centrale della polizia di prevenzione, hanno permesso di individuare un gruppo, formato da quasi 20mila persone, attivo su alcune delle principali piattaforme social con oltre 50 fra pagine, gruppi, canali e chat.  

Fra questi, sono emerse responsabilità a carico dei perquisiti, a vario titolo di pagine o gruppi, i quali avevano creato un sistema compartimentato, attivo soprattutto su Telegram, formato da cerchi concentrici con crescenti livelli di sicurezza e divisione di ruoli, il tutto finalizzato a far sfociare il dissenso verso l’attuale piano di contenimento della pandemia in forme variabili di azioni delittuose da portarsi avanti sul territorio nazionale (associazione a delinquere finalizzata ad effettuare imbrattamenti e danneggiamenti).

Il sistema ideato era finalizzato a reclutare, formare ed istigare gli attivisti più radicali a portare avanti, con forme e metodologie diverse, azioni contro strutture o protagonisti dell’attuazione del piano vaccinale e, più in generale, del contenimento della pandemia.

Venivano fornite anche indicazioni su come eludere eventuali indagini: “Muoversi sempre nei punti ciechi… l’importante è trovare una zona sicura senza telecamere… Il problema delle telecamere non è tanto che ti riprendono in un determinato momento… ma che ti possono seguire se passano da un punto all’altro… Quindi l’unica cosa che è veramente importante è avere un punto isola. Compio la mia azione con berretto, occhiali da sole, mascherina, vestito di nero, trovo zona lontana dalle telecamere dove levo berretto, occhiali, mascherina”.

Il percorso intrapreso portava, dopo forme di selezione fatte anche con veri e propri test di adesione alla struttura, ad arruolare l’attivista come guerriero al quale venivano impartite sistematiche direttive volte alla progressiva attuazione del piano del gruppo.

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