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Violenza di genere, la provincia di Pisa è la seconda in regione per numero di femminicidi

Ma è anche quella con più posti letto disponibili

Notizie che devono far riflettere quelle che emergono non solo dalle cronache ma anche dal tredicesimo rapporto sulla violenza di genere in Toscana e le analisi dei dati dei centri antiviolenza regionali. La provincia di Pisa è la seconda in regione per numero di femminicidi commessi tra il 2006 e il 2020: 16 donne uccise, di cui 10 italiane e 6 straniere. L’osservatorio regionale sulla violenza di genere realizza il monitoraggio del fenomeno attraverso la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati forniti dai Centri antiviolenza (Cav) e dalle case rifugio, dalla rete regionale codice rosa, dal centro di riferimento regionale per la violenza e gli abusi sessuali su adulte e minori dell’Aou di Careggi, dal centro regionale di documentazione per l’infanzia e l’adolescenza dell’Istituto degli innocenti, dall’archivio regionale per le prestazioni consultoriali, dai centri per uomini autori di violenze, nonché quelli relativi ai femminicidi. Non se ne parlerà mai abbastanza di questo abominio della violenza dei maschi sulle donne.

La rete regionale codice rosa definisce le modalità di accesso e il percorso socio sanitario per le donne che subiscono violenza e delle vittime di violenza causata da vulnerabilità o discriminazione. Il percorso può comunque essere attivato in qualsiasi modalità di accesso al Servizio Sanitario, sia esso in area di emergenza urgenza, ambulatoriale o di degenza ordinaria.

I centri antiviolenza svolgono attività di accoglienza, orientamento, assistenza psicologica e legale alle donne che subiscono violenza e ai figli vittime di violenza assistita, indipendentemente dal luogo di residenza. Realizzano inoltre azioni di sensibilizzazione e formazione svolgendo attività di raccolta e analisi dei dati sulla violenza. Nella provincia “della torre” esistono 6 centri antiviolenza attivi (a Vecchiano, Vicopisano, Fauglia, Calci, Crespina Lorenzana, San Giuliano Terme) oltre allo sportello dell’Associazione Frida. In Toscana, nel 2020 si riscontra la chiusura di tre strutture di protezione, in particolare, una nella provincia di Lucca e due nella provincia di Pistoia, che rimane nel corso di questa annualità completamente scoperta di questa tipologia di servizio.

La casa rifugio è una struttura dedicata a indirizzo segreto nella quale la donna, sola o con i propri figli, con il sostegno di operatrici formate sulle tematiche della violenza di genere, non solo viene messa in sicurezza ma inizia un percorso complesso di uscita dalla violenza. Da una tabella del dossier si vede che la chiusura delle tre strutture sul territorio regionale abbia comportato la corrispettiva diminuzione del numero dei posti letto autorizzati, pari a 126, numero più basso della serie storica, se si esclude il 2013, quando le Case rifugio erano soltanto 10. Il dettaglio provinciale mostra che la maggiore densità di posti letto si riscontra a Pisa, con un posto letto ogni 8.903 donne dai 16 anni in su, seguita da Lucca che, insieme a Firenze, ha il numero di strutture e il numero di posti letto in termini assoluti più alti della regione. In provincia di Pisa infatti sono presenti 3 case rifugio, nelle quali lavorano 21 persone di cui 11 volontari. Si legge nel report: “Nel confrontare le donne accolte nel 2019 e nel 2020, anche in questo caso, abbiamo considerato solo i dati relativi alle strutture ancora presenti in questa annualità; dal confronto emerge che, rispetto al 2019, le nuove donne accolte nel corso dell’anno sono globalmente, diminuite passando da 77 a 65, tuttavia, la tabella 3.68, che specifica il dettaglio territoriale, evidenzia una diminuzione nelle province di Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa e Prato, ma un aumento nelle province di Firenze e Siena”.

L’obiettivo principale del lavoro con uomini autori di violenza è l’interruzione della violenza, l’assunzione di responsabilità e la costruzione di alternative ad essa, al fine di evitarne le recidive. In un’altra sezione del dossier di 267 pagine quindi si sottolinea anche un altro aspetto importante: quello degli uomini autori di violenze sulle donne che chiedono aiuto. Come per le donne, essi non rappresentano un campione rappresentativo degli uomini che agiscono violenza e nemmeno di quelli che hanno maturato un certo grado di consapevolezza, poiché il numero di uomini che si rivolgono ai Centri avendo compreso di aver bisogno di aiuto è davvero molto esiguo; sono, piuttosto, per la maggior parte, gli uomini che, intercettati in qualche modo da uno degli attori della rete antiviolenza o sulla spinta di partner, ex partner, familiari e amici, intraprendono un percorso che ha come fine principale la tutela e la sicurezza di chi subisce violenza, l’assunzione di responsabilità dei propri comportamenti da parte dell’uomo, il cambiamento sociale che passa nel convincere ogni uomo che dal potere del controllo può migrare verso il potere di cambiare. Andando a guardare nel dettaglio le modalità di accesso vediamo, ad esempio, una contrazione di quelli su base strettamente volontaria, che passano dal 20% delle annualità scorse all’11,5% dell’ultima rilevazione. Inoltre, nonostante le restrizioni sanitarie da Covid-19, rimane costante, rispetto allo scorso anno, la percentuale di uomini che accede al trattamento attraverso il carcere, con cui, in effetti, alcuni Centri, in particolare quelli di Firenze, Grosseto e Pisa, hanno portano avanti l’attività prevista da progetti e accordi anche in questa annualità.

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