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Codice rosa, si estende la rete nell’area pistoiese foto

Sono 25 i nuovi operatori istruiti tra personale del volontariato e sanitari

Si estende ancora di più la rete del codice rosa nell’area pistoiese con 25 nuovi operatori istruiti tra personale del volontariato e sanitari. È questo il risultato della tavola rotonda, organizzata e promossa dalle direzioni sanitaria e infermieristica,  che si è svolta in questi giorni all’ospedale San Jacopo in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne legata anche al progetto Onda – l’osservatorio nazionale sulla salute delle donne e di genere al quale l’ospedale di Pistoia ha aderito.

La tavola rotonda è stata moderata dalla dottoressa Laura Beninato, dirigente della rete consultoriale aziendale. La rete è diretta a livello aziendale dalla dottoressa Valeria Dubini che ha fatto sapere che la rete aziendale è sempre rimasta operativa nonostante l’emergenza sanitaria.

L’iniziativa ha avuto come obiettivo primario quello di potenziare ulteriormente l’importante rete di prevenzione per aiutare le vittime, donne ma anche bambini, anziani e disabili, ad accedere ai percorsi di assistenza medica, psicologica, sociale e legale messi a disposizione dal codice rosa.

“Una realtà quella della rete Toscana unica a livello nazionale – l’ha definita la presidente della Sds pistoiese, Anna Maria Celesti,  che ha portato il suo contributo all’iniziativa – Grazie infatti ad una legge regionale la Toscana ha consentito a tanti operatori di acquisire una capacità straordinaria nell’affrontare e nel gestire i tanti casi di violenza, purtroppo ancora attuali. Ora ciò che serve oltre al codice rosa è la prevenzione che può avvenire solo e soltanto attraverso un cambiamento culturale che abbia come obiettivo il rispetto della personale indipendentemente dalla sua identità di genere: per questa ragione la sensibilizzazione sul tema deve essere continua e rivolta soprattutto alle nuove generazioni, a partire dalla famiglia e dalla scuola”.

“Come ospedale – ha aggiunto la dottoressa Di Renzo, direttore sanitario del presidio – abbiamo aderito al progetto di Onda (Osservatorio nazionale per la salute della donna e di genere) per cogliere un’ulteriore occasione nel rafforzare il nostro messaggio di appello alle vittime: devono sapere che non sono sole e farsi avanti con fiducia perché nel nostro pronto soccorso verranno accolte nella stanza ‘rosa’, un ambiente protetto e riservato, dove poter parlare con operatori preparati che le potranno accompagnare in un percorso di aiuto e tutela a carattere multidisciplinare”.

La dottoressa Monica Chiti, dirigente delle professioni infermieristiche dell’area pistoiese, ha evidenziato che il codice rosa è un codice che viene attribuito dagli infermieri già al momento del triage in pronto soccorso e di come sia rilevante il ruolo e la presenza degli infermieri dal momento dell’individuazione dei casi, all’accoglienza fino all’accompagnamento delle vittime.

“Proprio per questo – ha sottolineato – erano presenti gli infermieri di percorso dei setting di degenza e gli infermieri di famiglia e comunità del territorio pistoiese i quali, insieme alle associazioni di volontariato, costruiscono una rete capillare per garantire l’accesso ai servizi da parte delle persone vittime di violenza”.

Alla tavola rotonda era presente anche l’ordine delle professioni infermieristiche di Firenze/Pistoia nelle persone di Sandra Pisaneschi e Cristina Riganti.

Le dottoresse Nicoletta Corsi e Lisa Reali, rispettivamente coordinatore infermieristico e medico dirigente in pronto soccorso hanno descritto il percorso che accoglie adulti e bambini e hanno riferito che non sono rari i casi che vanno dalla violenza assistita, al maltrattamento psicologico e fisico fino all’abuso. Le dottoresse hanno sottolineato che le problematiche da codice rosa sono trattate come le patologie tempo dipendenti (ictus e infarto): una volta valutate al triage vengono prese in carico entro massimo 20 minuti.

Team del codice rosa possono essere attivati oltre che in pronto soccorso e nei reparti ospedalieri anche a livello territoriale nei consultori e nei servizi sociali e possono intervenire tramite le segnalazioni dei medici e dei pediatri di famiglia, operatori ospedalieri e territoriali, delle forze dell’ordine e delle associazioni di volontariato alcune delle quali attivamente coinvolte nei percorsi di accoglienza e sostegno. A tal proposito ha partecipato anche Carla Valeria Contini, coordinatore del comitato di partecipazione della Sds di Pistoia perché le vittime possono rivolgersi anche alle tante associazioni del territorio oltre che ai sanitari e alle assistenti sociali.

“Il nostro è un modello di intervento universalista che coniuga i bisogni di salute ai bisogni di tutela”, ha sottolineato Valentina Raimondo, assistente sociale referente codice rosa, del servizio sociale territoriale zona Pistoia, ricordando che è anche attivo il Seus, il servizio emergenza urgenza sociale operativo,  24 ore su 24 e 365 giorni su 365, un servizio di secondo livello a disposizione degli interlocutori istituzionali (Asl, Comuni, forze dell’ordine) che possono attivarlo attraverso una centrale operativa dedicata a cui risponde un professionista del servizio sociale.

Fondamentali i consultori dove le donne con i loro bambini si rivolgono e Sabrina Melosi, psicologa referente del codice rosa, dell’area consultoriale in Valdinievole ha descritto la rete clinica che opera in sinergia con enti, istituzioni, associazioni, centri antiviolenza evidenziando che la rete è costituita da tutti i nodi che forniscono assistenza sanitaria e socio-sanitaria alle vittime all’interno di percorsi specifici rispondenti ai loro bisogni, rispettando le scelte della persona che ha subito violenza.

Dal 2006 al 2020 nella provincia di Pistoia ci sono stati 10 femminicidi: 6 donne erano di nazionalità italiana 4 straniera.

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