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Commissione sui vaccini, Asl di Pisa ascoltata in commissione

Il presidente Fantozzi: "Accanto ai vaccini servono cure efficaci come le monoclonali e Pisa non intende bloccare o rallentare la sperimentazione”

Il lavoro di squadra, interdisciplinare e interprofessionale, tra il personale sanitario e le diverse aziende sono ciò che di buono la pandemia ha insegnato e che “serve ricordare”. A dirlo i direttori generali delle Asl di Pisa e Siena, Silvia Briani e Antonio Davide Barretta, ascoltati in commissione d’inchiesta finalizzata alla verifica del corretto svolgimento delle misure messe in atto dal sistema sanitario regionale per contrastare la pandemia da Covid-19 ed in particolare della campagna vaccinale in Toscana, guidata da Vittorio Fantozzi (Fratelli d’Italia).

Entrambi hanno messo in luce quanto fatto nel periodo più nero dell’emergenza sanitaria e riconosciuto che i protocolli messi a punto – “veri e propri piani pandemici realizzati in autonomia che hanno permesso di fronteggiare l’emergenza in maniera molto efficace” ha rilevato la vicepresidente della commissione Federica Fratoni (Pd) – sono stati dirimenti. Barretta ha infatti ricordato che “tutte le bolle covid hanno tre livelli di cura: intensiva, sub intensiva e ordinaria. Un paziente può attraversare tutte queste fasi e proprio da qui si capisce quanto sia indispensabile la collegialità tra professionisti e reparti”.

“Il direttore Barretta, come spiegato tempo fa anche dall’assessore Simone Bezzini, ha confermato come fosse più conveniente, dal punto di vista economico, la scelta di trasferire l’analisi dei tamponi per la diagnostica Covid dei cittadini senesi dal laboratorio di microbiologia e virologia dell’azienza ospedaliera dell’università di Siena al laboratorio di Grosseto. Il costo del processo di accertamento diagnostico sui tamponi rinofaringei, quindi, ne giustificava il trasferimento a Grosseto”. ha dichiarato a margine il presidente della Commissione. Nel corso delle audizioni, a detta di Fantozzi, è stato “messo in evidenza come accanto ai vaccini servano anche cure efficaci contro il Covid-19, i test monoclonali sono una cura importante da questo punto di vista e la direttrice Briani ci ha ricordato come Pisa sia stato il primo centro della sperimentazione sulle monoclonali, il primo ospedale ad aver arruolato pazienti in questa sperimentazione mondiale. Ha inoltre osservato come Pisa non abbia alcuna intenzione di rallentare o bloccare la sperimentazione”, ha osservato ancora il presidente.

Nel corso della seduta, particolare spazio è stato dato all’adeguamento delle diverse funzioni che nel caso di Pisa, come spiegato da Briani, è stato “dinamico e progressivo”, ossia in relazione all’andamento della pandemia. L’unità di crisi attivata se ha lavorato “ininterrottamente” nei giorni più critici è diventata “punto di riferimento aziendale”. La scelta è stata quella di un “governo forte” una “gestione unitaria e centralizzata” per trattare un numero di pazienti, aggiornato al 24 novembre scorso, di oltre 2mila 200 con picchi – dati del marzo 2020 – di “187 prese in carico contemporaneamente”, ha dichiarato ancora il direttore generale.

Anche l’azienda senese ha gestito numeri rilevanti con 10 accessi al giorno e un incremento di posti letto considerevole: da 88 a 180 per accogliere pazienti anche dell’Area Vasta Nord Ovest e Centro” ha detto Barretta.

La campagna vaccinale per Pisa ha significato la somministrazione di 128mila dosi, il richiamo cosiddetto booster oggi si attesta a 4500. Siena, che ha dato vita ad una struttura dedicata, ha somministrato 82mila dosi mentre all’interno dell’azienda, per frenare il contagio, si procede con tampone molecolare al personale ogni due settimane.

Sul fronte interventi ordinari e liste di attesa, Briani ha ricordato come la creazione di un ospedale Covid nell’edificio 21, ancora attivo, abbia premesso di controllare l’impatto della pandemia. I numeri di Siena fotografano un calo anche di accessi dovuto alla “prudenza degli stessi pazienti che hanno preferito recarsi in ospedale solo per situazioni ritenute davvero gravi” ha spiegato Barretta. L’azienda ha comunque scelto un “approccio a fisarmonica” come lo ha definito di direttore generale: “Ogni qualvolta i pazienti covid diminuivano ribilanciavamo la nostra attività”.

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