La Corte dei Conti critica la partecipazione pubblica nel polo tecnologico conciario: e Santa Maria a Monte se ne va

Gli altri 5 Comuni sono intenzionati a restare dentro, come spiegato dal sindaco Simone Giglioli nel consiglio comunale di San Miniato che si è tenuto oggi (30 dicembre)

I servizi del Polo tecnologico conciario non hanno niente a che fare con le finalità dei Comuni che ne fanno parte. È questo, in sintesi, il parere che la Corte dei Conti ha inviato nelle scorse settimane alle sei amministrazioni del comprensorio del Cuoio (che insieme detengono il 30% della società), invitandole ad alienare la rispettive quote di partecipazione. Un invito che sarà accolto dal solo Comune di Santa Maria a Monte, mentre gli altri 5 sono intenzionati a restare dentro, come spiegato dal sindaco Simone Giglioli nel consiglio comunale di San Miniato che si è tenuto oggi, 30 dicembre.

Insieme all’approvazione del bilancio preventivo 2022, infatti, arrivava in discussione l’annuale revisione delle partecipazioni pubbliche dell’ente, tra cui da vent’anni figura anche il cosiddetto Poteco, detenuto al 30 per cento dai Comuni e al 70 delle associazioni imprenditoriali (Assoconciatori di Santa Croce, Consorzio conciatori di Ponte a Egola, Assa e Consorzio calzaturieri).

“La Corte dei Conti – ha spiegato Simone Giglioli in Consiglio – ha rilevato delle criticità, affermando che Poteco non risponde alle finalità del Comune, in quanto svolgerebbe servizi non riconducibili all’interesse pubblico. Secondo noi, invece, in virtù delle attività svolte nel campo della formazione, Poteco offre servizi alla collettività e all’interesse generale”. Per questo la giunta di San Miniato, riunita lo scorso 23 dicembre, ha approvato un indirizzo per confermare agli uffici la volontà di restare all’interno della società. “So che Santa Maria a Monte andrà in un’altra direzione, iniziando un percorso di uscita – ha detto Giglioli – mentre gli altri Comuni del Valdarno e Fucecchio faranno il nostro stesso percorso”.

Una posizione in parte condivisa dalla consigliera Manola Guazzini di Cambiamenti, secondo cui la parte pubblica di Poteco andrebbe piuttosto rafforzata. “Ritengo anch’io – ha detto Guazzini – che Poteco e Cuoiodepur siano due società importanti per il territorio e per il distretto. Bisognerebbe provare, però, a dare maggiore forza e consistenza alla parte pubblica di queste società”. Da qui la decisione di astenersi dalla votazione, mentre i consiglieri della Lega Roberto Ferraro, Maria Beatrice Calvetti e Federico Gregorini hanno votato contro: “La giunta scrive che la partecipazione in Poteco è da ritenersi essenziale – ha detto Ferraro – ma dopo questa considerazione condivisibile c’è una parte in cui si scrive che la competenza per valutare certe situazioni è da attribuire alle amministrazioni comunali. In questo modo si va in rotta di collisione con la Corte dei Conti, esponendo l’ente al rischio di una sanzione o alla possibilità di un giudizio per danno erariale”.

“Tutti siamo entrati in questo consiglio sapendo che ci saremmo assunti sempre delle responsabilità – ha replicato il capogruppo Pd Marco Greco – È una scelta politica. E secondo noi è una scelta politica importante. Negli ultimi tempi assistiamo troppo spesso a un’invasione di campo della magistratura nella politica”. “Perché non esiste una terza via: o si sta dentro o si sta fuori, è questo l’oggetto della delibera – ha aggiunto il sindaco Giglioli -. Se uno ha paura a prendersi delle responsabilità non dovrebbe fare non solo il sindaco ma neppure il consigliere comunale”.

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