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Travolse e uccise Pietro Baldini, condannato per omicidio stradale

Secondo i giudici, la velocità fu determinante nell'esito fatale

Omicidio stradale, condannato in via definitiva l’ora 27enne che, alla guida della sua auto, colpì Pietro Baldini a bordo di un motocarro nel maggio del 2017 provocandone il decesso. A dicembre scorso anche la moglie ha perso la vita sempre in un incidente e nello stesso maledetto incrocio. Marito e moglie, morti in due incidenti stradali a distanza di 4 anni e nello stesso incrocio. Una famiglia distrutta da un incrocio per loro davvero maledetto.

Per la morte di Pietro Baldini avvenuta nel 2017 è stato condannato in via definitiva il 27enne di San Miniato che per i giudici è il responsabile del terribile incidente. La tragedia era avvenuta nel maggio del 2017. Il pensionato era alla guida dal sua Ape quando, all’altezza dell’intersezione con via dei Prati, si era scontrato violentemente con una Bmw che viaggiava in via Capitini in direzione de La Scala. Il motocarro era stato spinto per alcune decine di metri, ribaltandosi e senza lasciare scampo all’anziano. Quando l’uomo era stato estratto dall’abitacolo era ormai privo di vita. Alla guida della Bmw, invece, si trovava il giovane ora condannato dalla Cassazione, G. F., di San Miniato, che era stato trasportato per accertamenti al pronto soccorso dell’ospedale di Empoli. Anche se le sue condizioni non erano apparse gravi, lo shock era stato molto forte. Una tragedia, oggi come allora, che colpisce due famiglie.

Sul posto erano intervenuti i soccorritori del 118, con un’ambulanza e un’automedica, insieme ai vigili del fuoco del distaccamento di Castelfranco e ai carabinieri della compagnia di San Miniato. La strada era rimasta chiusa a lungo, dall’intersezione di via dei Prati fino all’incrocio con la Tosco Romagnola in località Fontevivo. Numerose le persone che si erano fermate sul luogo dell’incidente mortale. Tra i primi ad accorrere anche i familiari di Baldini, residenti non lontano dal luogo dell’impatto.

Per i giudici della suprema corte di Cassazione che hanno dichiarato inammissibile il ricorso del 27enne alla guida dell’auto che ha ucciso Pietro Baldini non ci sono dubbi sulla sua colpevolezza, legata alla velocità eccessiva o che comunque non rispettava il limite di 50 chilometri orari imposto dalla segnaletica in quel tratto di strada. Si legge infatti in sentenza: “I giudici di merito hanno quindi individuato il combinato disposto comportamento alternativo lecito (o corretto) che il ricorrente avrebbe dovuto e potuto tenere per evitare l’evento dannoso, con conseguente sussistenza della cosiddetta causalità della colpa, vale a dire del nesso eziologico sussistente fra la condotta antidoverosa (posta in essere in violazione di una specifica regola cautelare) e l’evento occorso, nel senso che quest’ultimo è derivato proprio dalla mancata osservanza della regola cautelare (limite di velocità) che, se rispettata, lo avrebbe impedito”. In sostanza quindi, per i giudici, se il giovane avesse rispettato i limiti di velocità, l’incidente non avrebbe avuto le conseguenza fatali che ebbe. L’imputato è stato condannato alle spese processuali e anche a 3mila euro di ammenda.

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