A Santa Croce sull’Arno il flash mob contro la guerra

Il presidio si terrà davanti alla biblioteca comunale, sotto la bandiera della pace

Spegni la guerra, accendi la pace. Questo il titolo del flash mob che si terrà venerdì (25 febbraio) alle 18 in Piazza Giacomo Matteotti a Santa Croce sull’Arno per dire ‘no’ alla guerra in Ucraina. Il presidio si terrà davanti alla biblioteca comunale “per urlare – come scrivono gli organizzatori – la voglia di pace, per sollecitare il perseguimento di obbiettivi di cooperazione internazionale e di costruzione di ponti di collaborazione e di amicizia tra i popoli, per chiedere meno spese militari e più aiuti ai paesi poveri”. Tante associazioni ed enti hanno già manifestato il loro interesse all’iniziativa. 

“La tensione drammaticamente crescente ai confini tra Ucraina e Russia e la conseguente preoccupante e incontrollabile ricaduta sulle relazioni internazionali – spiegano gli organizzatori – crea profonda apprensione e grande preoccupazione per le tragiche ripercussioni che ne deriveranno sullo stato della pace in quella zona, in Europa e nel mondo intero. Siamo profondamente consapevoli della eccezionale gravità della fase storica che stiamo vivendo e per questo condanniamo con la massima determinazione ogni azione che possa compromettere la pace e la pacifica convivenza fra i popoli, ribadiamo la nostra totale avversità ad ogni forma di sopraffazione, ad ogni aggressione, ad ogni conflitto e a tutte le guerre e riaffermiamo la necessità di una forte, tempestiva e ampia mobilitazione delle coscienze a difesa della pace”.
“La pace – si legge – è un bene di valore assolutamente primario che l’umanità non può e non deve perdere. Il dovere di evitare l’uso delle armi, di respingere ogni forma di odio, di rifiutare la pratica della violenza, il rifiuto di ogni forma di nazionalismo o di rinascente nazismo, il rispetto dell’autonomia e del principio dell’autodeterminazione devono essere principi, metodi e strumenti inderogabili nei rapporti tra i popoli. L’Unione Europea e l’Italia – che ne è membro rilevante – devono svolgere, ora più che mai, un ruolo di mediazione attiva attraverso il dialogo e la diplomazia in modo autonomo e propositivo per una composizione negoziale delle tensioni ora gravemente accese che porti ad accordi giusti, duraturi, legittimi e riconosciuti fra le parti in causa. Il fondamento di una vera politica di sicurezza dell’Unione Europea e dell’Italia risiede nella loro capacità di essere portatrici di amicizia e costruttrici di relazioni pacifiche e di cooperazione fra i popoli. Di fronte ad una crescente escalation di concentramento di truppe e di armi, di proclami, di minacce, di sanzioni e aggressioni, di guerriglia mediatica che porta ad una irreparabile precipitazione verso la guerra è indispensabile che la ragione e il dialogo riacquistino il loro ruolo di governo delle controversie soprattutto là dove invece la forza degli armamenti è la sola padrona del campo. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Questo obbligo costituzionale è inviolabile e in questo senso va ribadita anche la funzione della Nato”.
“Ogni tentativo di guerra e di intervento militare va condannato e sconfitto con la forza dei popoli che sanno che la guerra porta lacrime, sangue, devastazioni e infine la sconfitta di tutti – concludono – L’impegno per la pace e contro la guerra deve essere ancora più forte, più concreto e più esplicito perché più forte, più concreto e più esplicito è purtroppo, oggi, il pericolo di una guerra nefasta in questa Europa troppo spesso devastata da conflitti tragici e genocidi immani di cui la storia ci manda memoria e insegnamenti costanti e indelebili e sul cui territorio continua da troppo tempo il dramma irrisolto di grandi masse di profughi in cerca di una vita migliore.

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