Perde un braccio sul lavoro, la Cassazione condanna i capi: il macchinario non era a norma

Dopo 14 anni la parola fine alla vicenda giudiziaria che nel 2008 costò la perdita dell'arto destro all'allora 30enne mentre stava lavorando in una segheria di Castelfranco di Sotto

Perde un braccio sul posto di lavoro per una macchinario malfunzionante, l’Inail lo rimborsa con 514mila euro per danno biologico. Ora la Cassazione ha condannato definitivamente i suoi capi a 150mila euro di provvisionale per danno non patrimoniale e a un anno di reclusione il suo diretto superiore per lesioni personali colpose.

Dopo 14 anni la parola fine alla vicenda giudiziaria che ha fatto piena luce e chiarezza sugli avvenimenti che gli erano costati la perdita del braccio destro. L’ennesimo infortunio sul lavoro. Nel 2008 aveva circa 30 anni e stava lavorando in una segheria di Castelfranco di Sotto quando il macchinario con cui stava operando non funzionò come avrebbe dovuto – secondo i giudici – e gli trinciò di netto l’intero avambraccio destro.

Ora la suprema corte di Cassazione ha confermato le precedenti disposizioni dei giudici di primo e secondo grado, condannando a un anno di reclusione per lesioni personali colpose gravi il suo diretto superiore, e lo stesso più il proprietario, in solido, a risarcire l’uomo con 150mila euro di provvisionale per danno non patrimoniale, da quantificare definitivamente poi in sede civile. Nel frattempo l’Inail lo aveva già risarcito con 514mila euro per i danni biologici e l’ente potrà rifarsi sul datore di lavoro con specifica azione di rivalsa. Queste le decisioni definitive dei giudici di Piazza Cavour sull’episodio avvenuto 14 anni fa.

Secondo la ricostruzione processuale, infatti, nel 2008, il lavoratore subiva l’amputazione del braccio quando impegnato nella lavorazione di un pezzo di legno presso la macchina scorniciatrice, all’interno della quale operavano una serie di frese poste in parallelo, nel tentativo di rimuovere residui di legno che si erano incastrati al suo interno, rimaneva con il braccio impigliato nel macchinario. Il macchinario in questione era dotato di ripari posti in corrispondenza degli sportelli di entrata e di uscita dei pezzi di legno in lavorazione, volti ad impedire l’ingresso accidentale degli arti nella zona delle lame, e di un microinterruttore, posto tra lo sportello anteriore della macchina e il carter, che assicurava l’immediato arresto degli organi rotanti qualora lo sportello fosse stato sollevato. Il giorno dell’infortunio l’apparecchiatura era priva dei dispositivi di sicurezza previsti dal costruttore: il micro-interruttore non era in grado di funzionare, perché leggermente allentato dalla sua sede e lo sportello era sollevato.

Per la Cassazione il suo diretto superiore “non solo non avrebbe dovuto adibire il lavoratore a mansioni diverse da quelle stabilite in contratto, ma avrebbe dovuto impedire che venisse utilizzato il macchinario con micro-interruttore di sicurezza non funzionante”. Da qui la condanna definitiva e i risarcimenti che dovranno essere definiti totalmente in sede civile. Sia il datore di lavoro sia il suo capo sono stati condannati anche a 3mila euro di spese di giudizio.

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