Chiodi e fumogeni contro i carabinieri dopo l’assalto al bancomat: il bandito resta in cella

Respinto il ricorso di uno dei componenti della banda che aveva cercato di far esplodere lo sportello di una banca ed era scappato a bordo di una Jaguar

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Deve restare in carcere in attesa del processo penale a suo carico uno dei componenti della banda che ha cercato a marzo scorso di far esplodere un bancomat a Porcari per rubarne il contenuto per poi darsi a una rocambolesca fuga terminata a Fucecchio con tanto di inseguimento dei carabinieri come nella migliore tradizione dei telefilm americani. Così ha stabilito la suprema corte di Cassazione sul ricorso dell’unica persona arrestata, un 39enne nato a Valdobbiadene ma di origini straniere finito in manette, per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e tentato furto, che aveva chiesto prima al tribunale del Riesame e ora ai giudici della suprema corte di Cassazione di poter essere trasferito agli arresti domiciliari, perché ha collaborato con la magistratura inquirente nel corso delle indagini dopo il suo arresto.

Ricorso dichiarato inammissibile dagli ermellini che lo hanno condannato anche alle spese legali e a 3mila euro da versare alla cassa delle ammende. L’uomo è stato ritenuto troppo pericoloso per via della sua lunga storia criminale e per i fatti di cui è accusato, nonostante la sua collaborazione. Tutto era iniziato alle tre di notte del 5 marzo scorso quando insieme ad altri due complici ha provato l’assalto al bancomat della Bpm di via Roma a Porcari utilizzando esplosivi. Un cittadino svegliato dal rumore aveva chiamato i carabinieri e da lì una fuga che era terminata a Fucecchio, con tanto di chiodi e fumogeni come in un film di James Bond.

Scrivono infatti i giudici: “Il provvedimento impugnato, in modo adeguato e congruente, ha evidenziato che si è reso responsabile di una gravissima forma di resistenza a pubblico ufficiale, consistente in una fuga, dopo il tentato furto di un bancomat, protrattasi per circa 27 chilometri, da un paese all’altro della province di Lucca e di Firenze, a bordo di una Jaguar che aveva viaggiato a circa 200 chilometri all’ora, anche contromano, lanciando chiodi a quattro punte contro l’auto dei carabinieri e fumogeni, tanto da danneggiare i mezzi delle forze dell’ordine. Detta condotta è stata ritenuta espressiva del modus operandi di professionisti che assaltano furgoni portavalori e, letta unitamente ai precedenti del ricorrente per reati contro il patrimonio e pendenze per reati di associazione per delinquere e rapina, ha reso concreto il rischio di reiterazione di reati analoghi, con conseguente inidoneità degli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico, in quanto misura la cui efficacia è rimessa, anche in parte, alla volontà collaborativa, ritenuto soggetto pericoloso”.

Durante l’inseguimento, i fuggitivi dunque avevano tentato di fermare i carabinieri utilizzando dei fumogeni e lanciando dei chiodi a quattro punte tipo rampino, alcuni dei quali hanno colpito il parabrezza della gazzella, danneggiandolo, mentre la compagnia carabinieri di Empoli ha predisposto posti di controllo lungo l’itinerario e inviava unità di rinforzo, preoccupandosi, poi, delle ricerche dei due scappati. Continuano le indagini volte all’identificazione dei due complici.

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