Rischia di perdere un braccio e il danno è permanente, servono anni per ottenere il risarcimento

L'ormai 40enne di San Miniato ha avuto ragione in Cassazione

Quasi vent’anni per avere il risarcimento che le spettava e 22 per avere giustizia definitiva in aula, questa la vicenda di una ragazza originaria di San Miniato che nel 2000, poco più che ventenne, aveva rischiato di perdere del tutto un braccio sul posto di lavoro. Ora la suprema corte di Cassazione ha scritto finalmente la parole fine alla vicenda giudiziaria, confermando 150mila euro di risarcimento, e condannando il suo ex datore di lavoro in solido con l’assicurazione a pagare circa 10mila euro di spese legali e di giudizio.

La storia inizia nel 2009, quando la ragazza, dopo aver terminato gli studi alberghieri, trova un posto di lavoro in un’altra regione e viene assunta regolarmente da una importante e nota trattoria e pizzeria dell’Umbria. Tra le sue mansioni, anche quelle di addetta all’impastatrice per fare pasta fresca e panetti per le pizze. Poi, l’anno successivo il terribile incidente: mentre sta lavorando, il pulsante di blocco delle terribili pale dell’impastatrice non funziona come dovrebbe e nonostante il portello sia aperto, continuano a girare e le staccano quasi il braccio destro. Trasportata d’urgenza in ospedale, i medici riescono a riattaccarle l’arto che però non funzionerà mai più come prima.

In prima battuta interviene l’Inail, come sempre in questi casi, ma per vincere la causa contro il datore di lavoro e l’assicurazione le ci vorranno anni. Solo nel 2020 la corte d’Appello di Firenze dopo che la Cassazione aveva rinviato gli atti per un nuovo giudizio di secondo grado le riconosce 150mila di risarcimento, più interessi e rivalutazione, per i danni subiti al braccio. E nei giorni scorsi sempre la Cassazione ha respinto i 12 motivi di ricorso dell’ex datore di lavoro che aveva nuovamente impugnato la sentenza d’Appello chiedendo anche la sospensione dell’esecutività della stessa.

Ma gli ermellini hanno dato ragione alla ragazza, ora donna, in maniera definitiva. Si legge infatti nella sentenza dei giudici di Piazza Cavour: “Il ricorso deve essere complessivamente rigettato. Rispetto a circostanze pacifiche circa la modalità dell’infortunio, la mancata osservanza dei principi che impongono al datore di lavoro di fornire la prova di aver fatto tutto il possibile per evitare e prevenire il danno, adempiendo agli obblighi di sicurezza, soprattutto in relazione alle eccezioni sollevate dalla lavoratrice in merito al modello della macchina utilizzata, non corrispondente a quello che avrebbe dovuto essere in dotazione con meccanismi di blocco della stessa in caso di apertura del coperchio”. Il caso è chiuso, finalmente.

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