Carceri toscane nel caos: poliziotti aggrediti a Pisa e a Sollicciano

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Carceri toscane nel caos: poliziotti aggrediti a Pisa e a Sollicciano

“Sembra davvero non esserci fine alla spirale di violenza che, da mesi, caratterizza le carceri della Toscana, al centro di costanti e continui gravi eventi critici. E quello appena trascorso è stato un martedì di sangue e violenza nei penitenziari di Pisa e Sollicciano, a Firenze, per colpa di alcuni detenuti insofferenti all’ordine ed alla sicurezza che dovrebbero essere peculiarità imprescindibili di un carcere”.

La denuncia arriva dal sindacato Sappe, per voce del segretario regionale toscano Francesco Oliviero, che sollecita urgenti provvedimenti da parte del Ministero della Giustizia.

“Ieri, 6 settembre, nel pomeriggio, nel carcere di Pisa, un detenuto nordafricano, mentre stava per essere accompagnato all’isolamento per scontare delle sanzioni disciplinari ricevute per analoghe violente intemperanze, ha dato in escandescenza e, con l’ausilio di un’arma rudimentale, si è scagliato contro i poliziotti penitenziari – spiega -. L’uomo era una furia: sette poliziotti sono stati feriti e refertati poi in Ospedale. Il carcere di Pisa vive, da tempo, una cronica carenza di personale di tutti i ruoli: anche l’assenza forzata dal servizio del comandante di reparto da oltre un anno, che pure era stato a suo tempo aggredito da un detenuto, sta incidendo negativamente sulla gestione dell’istituto. Ad aggravare questo quadro sconfortante vi è anche la fatiscenza della struttura detentiva, che necessita di una ristrutturazione non più rinviabile”.

Analogo episodio violento è accaduto nella serata di ieri nel carcere di Sollicciano, a Firenze –  prosegue Oliviero — Un detenuto, anch’egli nordafricano, non voleva rientrare in cella e pretendeva anzi che rimanesse sempre aperta. Al comprensibile diniego del poliziotto, lo ha colpito con schiaffi e pugni. Solo grazie all’intervento di altre unità di Polizia si è evitato che la situazione peggiorasse”.

Impietosa la critica del responsabile del Sappe della Toscana: “Le carceri della Toscana stanno vivendo ormai da tempo momenti di grande difficoltà nella gestione dei detenuti. Sono continue le aggressioni al Personale di Polizia, che si verificano senza che vi sia un intervento da parte degli organi superiori, ministeriali e regionali. Ed anche la gestione e la  movimentazione dei detenuti che si rendono protagonisti di aggressioni in Toscana, da parte del Provveditorato regionale di Firenze, ci lascia alquanto perplessi”.

Donato Capece, segretario generale del Sappe, sollecita interventi ministeriali: “Si intervenga al più presto perché il personale di polizia penitenziaria è allo stremo. Non si può continuare così, senza un minimo di sicurezza per i colleghi che vanno a lavorare e non sanno se e come ritorneranno a casa, senza contusioni. Mi preoccupano questi nuovi gravi episodi avvenuti nelle carceri toscane di Pisa e Sollicciano, anche perché continuano a restare inascoltate le nostre segnalazioni al DAP di Roma sulle disfunzioni e sugli inconvenienti che si riflettono sulla sicurezza e sulla operatività delle carceri regionali e del personale di Polizia Penitenziaria che vi lavora con professionalità, abnegazione e umanità nonostante una significativa carenza di organico. Ed è incomprensibile che chi ha il dovere di intervenire, ossia l’Amministrazione penitenziaria regionale e nazionale, non intervenga tempestivamente”. Denuncia anche il fallimento delle espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia: sono state solamente 456 nel 2021. “Da tempo il Sappe denuncia la correlazione tra aumento degli eventi critici nelle carceri e presenza di detenuti stranieri, come sono i protagonisti dei gravi eventi critici accaduti a Pisa e Sollicciano. E’ sintomatico che negli ultimi vent’anni ci sia stata un’impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni ’90 sono passati oggi ad essere oltre 17.000 rispetto alle circa 55mila presenze. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d’origine, come da tempo denuncia il Sappe, può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia”.

Capece denuncia, infine, che il personale di Polizia Penitenziaria non ha ancora ricevuto i previsti guanti anti-taglio, caschi, scudi e kit antisommossa, sfollagenti promessi dal capo del Dap Renoldi: “La situazione delle carceri italiane, per adulti e minori, è sempre più allarmante per il continuo ripetersi di gravi episodi critici e violenti che vedono sempre più coinvolti gli uomini e le donne appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria. Donne e uomini che svolgono servizio nelle sezioni detentive senza alcuno strumento utile a garantire la loro incolumità fisica dalle continue aggressioni dei detenuti più violenti. Il taser potrebbe essere lo strumento utile per eccellenza (anche perché di ogni detenuto è possibile sapere le condizioni fisiche e mediche prima di poter usare la pistola ad impulsi elettrici), così come la realizzazione e la creazione in tutti gli istituti dell’annunciato Gio (Gruppi di intervento operativo), dotati di equipaggiamento idoneo ad affrontare ogni possibile evento critico, addestrati per l’utilizzo di tecniche operative, che tutelino la propria incolumità e quella dei detenuti. Ma i vertici del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria fanno solo chiacchiere e la Polizia Penitenziaria continua a restarne sprovvisto. Basta. Servono con urgenza provvedimenti per gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria che ogni giorno, nelle galere d’Italia, sono le vittime di aggressioni, umiliazioni, improperi, ferimenti, risse e colluttazioni da parte della frangia violenta dei detenuti”.

 

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