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La giustizia è un diritto non una vendetta

Dibattito aperto sui fatti di stanotte alla stazione di Viareggio

Giustizia fai-da-te? No, grazie. Siamo (ancora) in uno Stato di diritto

I fatti accaduti nelle scorse ore nei pressi della stazione ferroviaria di Viareggio sono inquietanti. Un gruppo di persone armate di bastoni, spranghe, volti coperti da caschi e cappucci, si è radunato con l’intento – a quanto pare – di “ripulire” la zona da spacciatori e delinquenti. Poi, prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, si sono dileguati.

Gruppo armato semina il panico alla stazione

Una scena che richiama alla mente epoche buie e modalità da “ronde”, quelle in cui l’ordine era imposto con la forza e l’arbitrio, non con la legge.

Capisco – comprendiamo tutti – l’esasperazione di chi vive il degrado urbano, la paura, l’insicurezza. Comprendiamo l’amarezza di chi si sente abbandonato, la frustrazione di chi vorrebbe vivere in una città più sicura. Ma da qui a sostituirsi alle istituzioni il passo è lungo, e pericoloso. Perché quando il cittadino si trasforma in giudice, giuria e boia, la società civile perde un pezzo della sua umanità e della sua libertà.

E sia chiaro: le forze dell’ordine ci sono, e fanno il loro dovere. Polizia e Carabinieri presidiano il territorio, indagano, arrestano, eseguono controlli e, spesso, portano avanti operazioni importanti e complesse. Non è vero che lo Stato è assente. Semmai, può capitare che manchino uomini, mezzi, rinforzi. La carenza di risorse è una questione che riguarda la “politica”. Il sindaco e il Governo hanno il dovere di garantire sicurezza anche nei territori periferici, non solo nelle grandi città.

Il rischio che stiamo correndo è quello di normalizzare l’idea che la “giustizia privata” sia una risposta accettabile al crimine. Ma non lo è. Non lo è mai. Anche quando le istituzioni sembrano lente, anche quando la percezione di insicurezza cresce. Perché se rinunciamo allo Stato di diritto, se accettiamo che chiunque possa armarsi e decidere chi punire e come, apriamo la porta al caos, al sopruso, alla vendetta. Non alla giustizia.

Viareggio non ha bisogno di giustizieri mascherati. Ha bisogno di istituzioni forti, presenti, credibili. Di forze dell’ordine messe in condizione di agire al meglio. Ha bisogno di politiche pubbliche che affrontino il disagio, la marginalità, il degrado. Ha bisogno di cittadini consapevoli, che denunciano, che chiedono risposte, che non voltano lo sguardo. Ma che non si improvvisano “giustizieri della notte”.

Non siamo nel Far West. E se qualcuno sogna il ritorno delle “ronde” o della legge del più forte, sappia che quella è la strada verso l’abisso. La democrazia si difende anche così: ricordando che la giustizia è un diritto, non una vendetta.