Il commento
|Silicone liquido, un killer vietato da trenta anni che continua ad uccidere
Mirela ha pagato con la vita. Non possiamo permettere che non sia l’ultima
La morte di Mirella Souza, trans 44enne residente a Pisa, a seguito di iniezioni di silicone liquido, non è un caso isolato. È l’ennesima testimonianza di un fenomeno che persiste da decenni: il silicone liquido a scopo estetico è vietato in Italia dal 1993, eppure il mercato clandestino continua a prosperare, invisibile, pericoloso, letale.
Il silicone somministrato fuori dai canali medici autorizzati rappresenta un rischio gravissimo. Le complicanze possono essere immediate, come reazioni allergiche ed embolie, o tardive, con gravi danni a organi e tessuti. La morte di Mirela ci ricorda quanto sia sottile la linea tra desiderio estetico e tragedia quando si aggira la legge.
Perché, nonostante il divieto, queste pratiche continuano? La risposta è complessa. Discriminazione sociale, stigma verso le persone trans e difficoltà di accesso a cure mediche adeguate spingono molte persone a rivolgersi a chi offre trattamenti clandestini. Sono ambienti non regolamentati, dove la sicurezza è un optional e il profitto l’unico motore.
Chi somministra queste sostanze lo fa sapendo di violare la legge, senza alcun rispetto per la vita. Chi vi ricorre spesso lo fa perché emarginato, disperato, privato di percorsi sicuri. È un circolo perverso, in cui la vulnerabilità diventa merce e la legge un limite aggirabile.
Le istituzioni hanno il dovere di rafforzare controlli e sanzioni, ma non basta: la prevenzione passa anche dall’informazione. Chiunque desideri modificare il proprio corpo deve conoscere i rischi e avere accesso a percorsi legali, sicuri e supervisionati. Servono campagne di sensibilizzazione e reti di supporto sociale e sanitario per ridurre il ricorso a pratiche clandestine e potenzialmente mortali.
La vicenda di Mirela è un campanello d’allarme: il divieto del 1993 non può rimanere carta morta. Deve tradursi in educazione, prevenzione, tutela reale dei diritti e della salute, e in una società più inclusiva che non lasci le persone più vulnerabili nelle mani del mercato nero.
Ogni iniezione fuori legge è un gioco con la morte. Mirela non è una statistica: è la prova tangibile di quanto sia urgente fermare chi lucra sulla pelle degli altri, proteggere chi è più esposto, informare chi rischia. Non si tratta solo di estetica: si tratta di diritto alla sicurezza, alla salute e alla dignità.
Fino a quando il mercato clandestino del silicone liquido continuerà a esistere, continueremo a contare vittime. Mirela ha pagato con la vita. Non possiamo permettere che non sia l’ultima.


