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Roberta Bruzzone: “La chiusura di Phica sia un punto di svolta”

La nota criminologa: “O si smantella questa cultura malata e continueremo ad assistere alla stessa storia, con nomi diversi e lo stesso copione miserabile”

Roberta Bruzzone commenta la vicenda della piattaforma Phica, recentemente spenta. 

Chiuso Phica dopo la valanga di denunce di donne vittime

La piattaforma “Phica” ha chiuso i battenti. Un sito presentato dai suoi gestori come “spazio di discussione e condivisione personale, in un ambiente sicuro”. Una definizione che, secondo la criminologa Roberta Bruzzone, stride con la realtà.

“Davvero? Con quel nome? Quale “spirito originario” si nasconde dietro un portale battezzato così?, si chiede Bruzzone, sottolineando l’incongruenza tra le dichiarazioni degli amministratori e la natura del sito. “Forse qualcuno pensava di aver dato vita a un club filosofico, o a un osservatorio culturale? O era, molto più onestamente e banalmente, la solita fogna digitale per maschi frustrati che, incapaci di costruire relazioni sane con l’altro sesso, preferiscono collezionare foto rubate di donne ignare?”

Le sezioni di “Phica” erano, infatti, chiarissime nei loro contenuti. Nessuno, osserva la criminologa, può fingere sorpresa. “Non era condivisione, non era discussione. Era violazione, sfruttamento e disprezzo”.

La chiusura della piattaforma ha già portato all’apertura di un’inchiesta da parte della Polizia Postale. Un passaggio che Bruzzone considera doveroso: «È giusto che sia così. Perché questo non è solo un problema di un sito, ma il riflesso di una cultura sessista tossica che si sente autorizzata a trasformare le donne in oggetti da mercificare e umiliare».

Per la criminologa, il caso deve diventare un momento di svolta. “La chiusura di “Phica” deve diventare un punto di svolta perché o si smantella questa cultura complice e malata, o continueremo ad assistere alla stessa storia, con nomi diversi ma sempre lo stesso copione miserabile».