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Escursioni, cercatori di funghi e soccorsi: un conto troppo alto. Chi paga? Pantalone!

Un’ora di elicottero 5.700 euro. In altri paesi le leggerezze si pagano di tasca propria

La montagna incanta, i boschi richiamano, l’autunno porta con sé la tradizione antica della ricerca dei funghi. Ma dietro il fascino di una passeggiata tra castagni e faggete, la cronaca ci restituisce un bilancio sempre più pesante. In Lunigiana, in due giorni, abbiamo avuto due episodi che parlano chiaro: un uomo trovato senza vita nei boschi e, poche ore dopo, un giovane di trentatré anni, di Cernusco sul Naviglio, caduto in una zona impervia sopra Pontremoli, a Codola di Sotto. Per lui frattura al femore, un’odissea di ore e una macchina dei soccorsi che ha lavorato fino alle due di notte, con uomini e mezzi straordinari: Soccorso Alpino, automedica, ambulanza, elicottero della Marina.

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Scivola mentre cerca funghi e si rompe il femore: soccorso nella notte

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Gli appelli sono sempre gli stessi: prudenza, preparazione, attrezzatura adeguata, non avventurarsi da soli, avvisare qualcuno dell’itinerario. Raccomandazioni che troppo spesso restano lettera morta. Il risultato è che la montagna si popola di improvvisati, e i soccorritori devono trasformare in operazioni complesse quello che poteva essere evitato con buon senso.

Ma quanto costa un salvataggio?

E qui entriamo nel cuore della questione. Perché ogni intervento ha un prezzo. Non è un mistero: il Pegaso, l’elicottero sanitario, costa circa 5.700 euro l’ora, cioè 95 euro al minuto. È un prezzo che non può essere ignorato, se non altro perché alla fine a pagare non è l’escursionista incauto, ma l’intera collettività.

Un pilota, con amarezza, ci scrive: “In Germania e in Svizzera l’elisoccorso si paga tramite assicurazioni private, a costi molto ragionevoli. In Germania basta l’Adac, l’equivalente del nostro Aci, con la differenza che non è un ente politico e non incassa la tassa di possesso. In Svizzera tutte le assicurazioni lo prevedono. Da noi invece tutto gratis.  Un costo, questo,  del Pegaso civile,  un elicottero NH90 Militare ha ben altri costi, molto superiori, non dichiarati ma si stima intorno ai 10.000 euro per ora”.

I modelli esteri: responsabilità e consapevolezza

In Germania e Svizzera, Paesi non certo meno attenti alla tutela della vita, il sistema funziona diversamente. Chi sceglie di andare in montagna stipula un’assicurazione, a cifre contenute, che copre eventuali soccorsi. Un’assicurazione che non è un balzello, ma uno strumento di responsabilità. Il cittadino sa che un intervento non è un regalo calato dal cielo, ma un servizio che ha un valore, e per il quale ha scelto di tutelarsi.

In Italia invece prevale la logica opposta: il soccorso è sempre e comunque gratuito. Un principio nobile, figlio di una cultura di solidarietà, ma che finisce spesso per tradursi in un alibi per imprudenze e leggerezze.

Il nodo culturale ed economico

La domanda è: fino a quando possiamo permettercelo? Quanti interventi da 5.700 euro l’ora può reggere un sistema sanitario regionale già sotto pressione?
E ancora: è giusto che chi affronta la montagna con serietà, magari iscritto a un CAI, preparato e prudente, debba pagare – attraverso le proprie tasse – anche i soccorsi di chi improvvisa e sottovaluta ogni rischio?

La questione non è (solo) economica, ma culturale. In Italia manca il senso di responsabilità individuale. L’idea che ogni atto abbia conseguenze, anche economiche. Che la libertà di andare nei boschi non significhi libertà di scaricare sulla comunità il peso delle proprie leggerezze.

Possibili soluzioni

Le soluzioni esistono, e non sono fantascienza. Una tessera assicurativa annuale, con costo accessibile, come già previsto in altri Paesi. Una copertura assicurativa obbligatoria per chi si addentra in montagna, magari legata al tesserino dei cercatori di funghi o all’iscrizione al CAI. O ancora, una compartecipazione ai costi nei casi di imprudenza manifesta.

Tutte strade percorribili, che avrebbero un duplice effetto: alleggerire i conti pubblici e, soprattutto, responsabilizzare i cittadini. Perché sapere che ogni minuto di elicottero costa 95 euro potrebbe servire da deterrente più di mille raccomandazioni.

L’Italia tra generosità e infantilismo

Il punto è che da noi il modello resta quello del “ci pensa lo Stato”. Una formula che ha radici antiche e che piace, perché fa comodo. Ma che oggi rischia di diventare insostenibile.
Il soccorso in montagna deve restare garantito, perché la vita non ha prezzo. Ma non può più essere gratuito e illimitato, pena il crollo del sistema e la perpetuazione di un infantilismo collettivo che non ci possiamo permettere.

La montagna, come la vita, chiede rispetto. Rispetto per sé stessi, per i soccorritori e per la comunità che paga. E questo rispetto passa anche dal coraggio di ammettere che la solidarietà non può coincidere con l’irresponsabilità.