In Cassazione
|Caso Scieri, condanne definitive per gli ex caporali della Folgore
Si chiude dopo 26 anni la vicenda giudiziaria
Caso Scieri, si chiude dopo 26 anni la vicenda giudiziaria: definitive le condanne per gli ex caporali della Folgore.
È calato il sipario su uno dei casi più dolorosi della cronaca militare italiana. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dagli ex caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara, rendendo definitive le condanne inflitte nel dicembre scorso dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze per la morte del giovane Emanuele Scieri, allievo paracadutista della Folgore, trovato senza vita il 16 agosto 1999 all’interno della caserma Gamerra di Pisa.
Panella dovrà scontare 22 anni di reclusione, mentre Zabara 9 anni e 9 mesi, entrambi riconosciuti colpevoli di omicidio volontario in concorso. Con la decisione della Suprema Corte, si chiude così una lunga e tormentata battaglia giudiziaria durata più di due decenni.
Emanuele Scieri, 26 anni, siracusano, era appena arrivato a Pisa per il corso da paracadutista. La notte tra il 13 e il 14 agosto 1999, mentre si arrampicava sulla torre d’acciaio usata per stendere i paracadute, sarebbe stato vittima di un violento atto di nonnismo: secondo le ricostruzioni, gli ex caporali lo colpirono più volte alle mani, facendolo precipitare da diversi metri d’altezza. Rimasto agonizzante a terra, non ricevette soccorso e il suo corpo venne scoperto solo due giorni dopo.
La prima inchiesta, chiusa nel 2000, non portò a nessun rinvio a giudizio. Solo anni dopo, grazie all’azione della Commissione parlamentare d’inchiesta e alla riapertura delle indagini da parte della Procura di Pisa nel 2017, emersero nuovi elementi che condussero al processo e alle condanne oggi confermate in via definitiva.
“Oggi è stata scritta la parola fine su una storia di dolore e di attesa» – ha dichiarato l’avvocato della famiglia Scieri, Ivan Baldo – la madre e il fratello di Emanuele conoscono finalmente i volti dei suoi assassini”.
Visibilmente commosso anche Francesco Scieri, fratello della vittima: “Finalmente abbiamo chiuso questa pagina tristissima che andava avanti da troppi anni. Io ero in aula, mia madre no, non ce l’ha fatta. Ma quando ha ricevuto la telefonata dell’avvocato, è scoppiata a piangere”.
Con la decisione della Cassazione, la giustizia riconosce la responsabilità di chi, in una notte d’agosto di ventisei anni fa, spezzò la vita di un giovane pieno di sogni. Un capitolo doloroso si chiude, ma il nome di Emanuele Scieri resta inciso nella memoria del Paese come simbolo della lotta contro ogni forma di violenza e sopraffazione nelle caserme.


