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“Ti faccio fuori come quella ragazza uccisa a coltellate”: paura e terrore in un’aula del Tribunale

Un amore finito si trasforma in incubo

Un’aula silenziosa, l’eco di una voce che trema, il respiro trattenuto di chi rivive il proprio incubo. Si è svolta a Siena l’udienza preliminare del procedimento a carico di un uomo residente nella Valdichiana aretina, accusato di atti persecutori e minacce gravi ai danni dell’ex compagna.
La donna, assistita dal suo legale, ha ripercorso mesi di paura e di isolamento, un periodo in cui ogni squillo del telefono, ogni notifica sullo schermo, diventava sinonimo di terrore. Dall’estate del 2023 alla primavera successiva, la sua vita si sarebbe trasformata in una prigione emotiva, scandita da messaggi ossessivi, insulti e minacce di morte.
Tra le parole più agghiaccianti, quelle che le avrebbero gelato il sangue: “Ti faccio fuori come quella ragazza uccisa con trentasette coltellate”. Un riferimento che, secondo l’accusa, non lasciava dubbi: un richiamo diretto a un femminicidio che aveva scosso l’opinione pubblica nazionale.
Nonostante l’applicazione del braccialetto elettronico, misura disposta dopo i primi episodi di violenza verbale, l’uomo avrebbe continuato a tormentarla, alternando promesse di pentimento a nuove frasi di odio. “Ti troverò comunque”, avrebbe detto in una delle ultime comunicazioni, intercettate dagli inquirenti.
Il giudice per l’udienza preliminare, Sonia Caravelli, ha deciso di rinviare il procedimento all’anno nuovo per approfondimenti, ma la parte offesa ha già annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile.
Dietro le fredde parole dei verbali, resta la storia di una donna che cerca giustizia e sicurezza dopo mesi vissuti con la paura di essere la prossima. Un’altra storia di violenza e di silenzi infranti, in una cronaca che, troppo spesso, racconta l’incubo dietro porte chiuse.