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Travolto e ucciso per una borsa, in aula i testi del Pm: “Nourdine non aveva il coltello”

Prossima udienza il 19 novembre

Si è svolta questa mattina davanti alla Corte d’Assise di Lucca una nuova e intensa udienza del processo a carico di Cinzia Dal Pino, l’imprenditrice viareggina accusata di omicidio volontario pluriaggravato per la morte di Nourdine Mezgui, 52 anni, originario di Casablanca e da oltre vent’anni residente in Italia. L’uomo, noto a Viareggio come “Said”, fu travolto e ucciso dal Suv della donna nella notte tra l’8 e il 9 settembre 2024, in via Coppino, dopo averle sottratto la borsetta.

In aula sono stati ricostruiti gli ultimi istanti di vita di Nourdine, grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza e agli accertamenti della Polizia Scientifica del Commissariato di Viareggio. Gli esperti hanno smentito con decisione la versione di Dal Pino, la quale aveva sostenuto che l’uomo fosse armato di coltello e che si fosse sentita minacciata. Ma la Scientifica ha chiarito che nessuna arma è mai stata trovata, né vi sono indizi che l’uomo ne avesse una.

Secondo quanto emerso dalle indagini, dopo il furto della borsa, Nourdine si era allontanato a piedi lungo via Coppino, diretto verso il mare. Pochi istanti dopo, il Mercedes bianco guidato da Dal Pino lo ha travolto, schiacciandolo contro un pilone. Secondo il medico legale Stefano Pierotti, il primo impatto fu già letale, ma i filmati mostrano altri tre colpi successivi. La donna, dopo essere scesa per recuperare la borsa, si allontanò senza prestare soccorso, fermandosi solo lungo la strada per restituire un ombrello preso in prestito dal ristorante dove aveva cenato.

Davanti alla Corte presieduta dalla giudice Nidia Genovese, il pubblico ministero Sara Polino ha ascoltato i primi testimoni, tra cui i coniugi che scoprirono il corpo dell’uomo sul marciapiede e chiamarono il 118, nonché i sanitari che tentarono inutilmente di rianimarlo durante la corsa all’ospedale Versilia.

Per l’accusa, Dal Pino avrebbe agito per rabbia e vendetta, colpendo “a freddo” con un mezzo insidioso e per futili motivi. La difesa, rappresentata dall’avvocato Enrico Marzaduri, continua invece a sostenere che la donna non avesse intenzione di uccidere, ma fosse scossa e terrorizzata.

I familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Enrico Carboni e Gianmarco Romanini, si sono costituiti parte civile, chiedendo giustizia per un uomo che – come ricordano – “è morto per una borsetta”.

La prossima udienza è fissata per il 19 novembre, quando saranno ascoltati i consulenti tecnici e verranno analizzati in dettaglio i dati della scatola nera del veicolo, per ricostruire con precisione la dinamica di quella notte di pioggia in via Coppino.