A La Dogaia
|Droghe, violenze, droni e cellulari: maxi-blitz in carcere
I detenuti gestivano profili TikTok e comunicazioni clandestine
Una rete criminale diffusa, violenta e tecnologicamente avanzata operava all’interno del carcere La Dogaia di Prato. È il quadro emerso dall’operazione straordinaria disposta dalla Procura della Repubblica di Prato e coordinata dal Procuratore Capo Luca Tescaroli. L’intervento ha riguardato tutti i 564 detenuti della struttura, compresi 29 già indagati, e le aree comuni dei reparti di Alta Sicurezza, Media Sicurezza e Semiliberi. L’operazione nasce dall’esigenza di affrontare un fenomeno criminale definito “pulviscolare”, che si diffondeva tra più reparti grazie alla mobilità concessa ai detenuti semiliberi o autorizzati ai permessi premio e, in alcuni casi, alla complicità di membri del personale di polizia penitenziaria.
Le indagini hanno documentato un ambiente di violenze e intimidazioni tra detenuti, estorsioni, traffico di droga e gestione clandestina di telefoni cellulari. La sostanza stupefacente, cocaina, hashish, eroina e anfetamine, veniva introdotta con modalità sofisticate: tramite detenuti rientranti dai permessi, attraverso plichi nascosti nei colloqui familiari, invii di pacchi camuffati, lanci oltre il muro perimetrale e addirittura droni guidati dall’esterno verso le celle. La struttura di accoglienza “Jacques Fesh” è risultata punto strategico per l’approvvigionamento, con detenuti autorizzati a uscire che fungevano da corrieri forzati sotto minaccia o violenza. Il mercato interno della droga era estremamente redditizio, con prezzi esorbitanti, fino a 500 euro per 0,7 grammi di cocaina.
Le violenze fisiche hanno costellato la vita della Dogaia. Due detenuti, di 41 anni, di nazionalità dominicana e tunisina, organizzavano lo spaccio nella Media Sicurezza, costringendo altri detenuti a trasportare droga tramite aggressioni e minacce di morte. I pestaggi documentati includevano calci, pugni e colpi con punteruoli, con lesioni anche gravi, mentre tre detenuti della sesta sezione utilizzavano droni con lenze da 20 metri per ricevere pacchi contenenti telefoni, armi e stupefacenti da rivendere ad altri detenuti.
Le perquisizioni hanno portato al sequestro di oltre 1,1 chilogrammi di hashish, 163 grammi di cocaina, eroina e anfetamine, 49 telefoni cellulari, router e altri dispositivi elettronici. Nonostante i controlli, alcuni dispositivi rimangono non individuati, inclusi telefoni con Imei attivi e strumenti per gestire profili TikTok dall’interno delle celle. Solo tra ottobre e novembre due detenuti rientrati dai permessi sono stati trovati con ovuli di cannabis e cocaina nel corpo, mentre altri involucri di droga e telefoni sono stati recuperati lanciati dall’esterno del carcere.
Sei detenuti vittime di violenze hanno deciso di collaborare, denunciando minacce, soprusi e indicandone i canali e i responsabili. La Procura invita altri detenuti a denunciare, assicurando misure di tutela.
L’operazione ha evidenziato la necessità di misure strutturali e tecnologiche per prevenire nuovi episodi: reti anti-lancio per tutte le finestre, sistemi anti-drone, telecamere di sorveglianza, schermature per impedire l’uso di telefonia e Internet e controlli radiologici sui detenuti rientranti dai permessi.
Per il blitz sono stati impiegati circa 800 operatori tra Polizia Penitenziaria, Squadra Mobile di Prato, Guardia di Finanza e Carabinieri, con il supporto esterno di oltre 60 unità del Reparto Mobile e del reparto operativo Gio per garantire la sicurezza perimetrale.
L’indagine mostra come il carcere, invece di essere un luogo di pena e rieducazione, fosse diventato un centro di illegalità avanzata. Per le autorità è solo il primo passo per spezzare una rete criminale che dominava la Dogaia con droga, violenze e connessioni tecnologiche sofisticate.
Qui il video del blitz:

