In Corte d'Assise
|Delitto in Darsena, in aula la versione di Dal Pino. La Corte chiede una perizia psichiatrica
La parte civile: “Dall’assicurazione solo una mail con una proposta di risarcimento che se versata sarà considerata come acconto”
Torna sotto i riflettori giudiziari il delitto avvenuto in via Coppino in Darsena a Viareggio nella notte tra l’8 e il 9 settembre 2024, quando Noureddine Mezgui perse la vita dopo essere stato investito dall’auto, un Suv, guidata da Cinzia Dal Pino, ora imputata per omicidio volontario pluriaggravato. Una vicenda che sconvolse la città e che, fin dal principio, ha diviso interpretazioni, ipotesi e letture della dinamica dei fatti.
Nell’udienza di questa mattina, davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Lucca, la donna ha raccontato la sua versione. Ha sostenuto di aver raggiunto Mezgui nel tentativo di recuperare la propria borsetta, che riteneva le fosse stata sottratta pochi istanti prima. Una ricostruzione incentrata, secondo la difesa, sull’assenza di volontà di colpire in maniera letale.
La linea della difesa
L’avvocato Enrico Marzaduri ha insistito su un punto: la velocità del veicolo sarebbe stata ridotta, segno — secondo il legale della difesa — di una mancanza d’intento omicida. Dal Pino avrebbe percepito l’urto come un impatto non grave, osservando l’uomo muoversi e appoggiarsi con un braccio subito dopo la caduta.
La donna ha inoltre ribadito di aver temuto che Mezgui fosse armato, circostanza che l’avrebbe spinta a reazioni confuse e non lucide. La mattina successiva, prima di essere arrestata dalla Polizia, scossa dall’accaduto, avrebbe cercato riparo in una chiesa per pregare, evitando ogni contatto con i media.
La difesa ha inoltre riferito che la famiglia della vittima ha già ricevuto 288mila euro a titolo di risarcimento
La posizione della parte civile: “Un’email e nient’altro”
Decisamente diversa la valutazione dei legali della familiari, avvocati Gianmarco Romanini ed Enrico Carboni, che hanno evidenziato che, oltre al fatto che l’imputata non ha mai cercato un contatto personale con i parenti di Mezgui, nessun gesto, nessuna parola, nessuna somma è stata accreditata: “Solo una mail in cui le Generali scrivono la cifra di 288mila, ancora non versati, e che non rappresentano affatto un indennizzo complessivo, ma semplicemente l’importo minimo previsto dalla legge per i comuni incidenti stradali. Una volta effettivamente accreditata, tale somma sarà considerata come un acconto, non un ristoro definitivo, data la gravità del fatto e l’accusa contestata”.
La decisione della Corte: perizia psichiatrica
Al termine dell’istruttoria odierna, il giudice ha disposto una perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e di volere di Dal Pino al momento del delitto. L’incarico sarà formalizzato nell’udienza fissata per il 23 gennaio, data in cui il perito riceverà il mandato ufficiale.
Un delitto ancora da chiarire nei suoi dettagli decisivi
Al centro, non solo la dinamica dell’investimento, ma soprattutto l’intenzione: fu un gesto disperato e mal calcolato o un’azione consapevole e volontaria?
Domande pesanti, che segnano il solco tra due verità contrapposte e tra due famiglie, una distrutta da una perdita improvvisa, l’altra gravata dall’ombra di un’accusa tra le più gravi previste dal codice penale. La prossima udienza sarà decisiva per delineare il profilo giuridico di un delitto che ha lasciato ferite profonde e ancora aperte nella comunità lucchese.


