La sentenza della Corte d'Appello
|Chemio e cortisone per un tumore che non c’era: risarcimento di 470mila euro
Condannata l’Aoup
Ben quattro anni e mezzo di terapie antitumorali, tra chemioterapia e cortisone, con effetti devastanti sul corpo e sulla mente. E alla fine la scoperta choc: il linfoma intestinale diagnosticato nel 2006 non era mai esistito. Una vicenda drammatica che ha visto la Corte d’appello di Firenze confermare il diritto della donna a un risarcimento superiore ai 470mila euro, più consistente rispetto alla sentenza di primo grado del Tribunale civile di Pisa. Tutto comincia quando la paziente si rivolge all’ospedale di Volterra per un intervento ortopedico. Gli esami pre-operatori rivelano anomalie nella conta dei globuli bianchi, rinviando l’operazione e facendo inviare i referti all’ematologia dell’Aoup di Pisa. A settembre arriva la diagnosi: linfoma non Hodgkin indolente, tipo Malt, localizzato all’intestino. Da gennaio 2007 la donna inizia un ciclo di trattamenti pesanti che si protrarranno fino a maggio 2011. Solo una nuova biopsia, eseguita a Genova, confermerà l’assenza totale del tumore. Le terapie, però, lasciano strascichi profondi. Sul piano fisico, la donna ha dovuto affrontare squilibri ormonali, fratture ricorrenti e la rimozione del coccige. Sul piano psicologico, l’ansia di una possibile recidiva e i pensieri suicidi hanno segnato duramente la sua vita. Anche il lavoro ne ha risentito: la donna, di professione assicuratrice, ha dovuto ridurre fino a sospendere completamente la propria attività, perdendo inoltre la patente per problemi di idoneità alla guida.
Dopo un tentativo di risoluzione stragiudiziale fallito, la paziente ha citato in giudizio l’Aoup davanti al Tribunale civile di Pisa. L’azienda ha sostenuto la difficoltà di una diagnosi certa e, comunque, la correttezza del trattamento somministrato. Tuttavia, il consulente del tribunale ha evidenziato come non vi fossero elementi sufficienti a giustificare la chemioterapia: né gli esami né i sintomi avvaloravano l’ipotesi del linfoma.
Il Tribunale di Pisa aveva inizialmente riconosciuto un risarcimento di 258mila euro. La Corte d’appello di Firenze ha però rivisto la cifra al rialzo, valutando un’invalidità permanente del 60% e tenendo conto della “personalizzazione del danno”, ossia dell’impatto devastante sulle condizioni psicologiche e sulla vita quotidiana della donna.
Una vicenda che, come scritto da il Tirreno, e ripresa anche dalla stampa nazionale, evidenzia la delicatezza delle diagnosi oncologiche e il peso delle terapie quando la malattia non c’è, ma le conseguenze restano drammaticamente reali.


