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Vicofaro, sei mesi dopo: il prete che accoglieva i migranti e il futuro incerto

I locali oggi sono deserti

Sono passati più di sei mesi dall’operazione di sgombero dei locali parrocchiali di Vicofaro, un’azione che ha segnato la fine di un’esperienza di accoglienza “di bassa soglia” iniziata nel 2016 grazie all’impegno di don Massimo Biancalani. Oggi, i locali deserti ricordano un periodo in cui la parrocchia aveva aperto le sue porte a centinaia di migranti, molti dei quali hanno trovato nel piccolo rifugio temporaneo un punto di riferimento in momenti di grande difficoltà.

La lettera aperta firmata dai volontari di “Vicofaro continua” ricostruisce questi anni di attività: «La maggior parte dei migranti ospitati ha mantenuto un contatto con la parrocchia, mostrando gratitudine per l’aiuto ricevuto quando nessun’altra porta sembrava aprirsi», scrivono. L’esperienza era resa possibile grazie a volontari e donazioni private, e dal luglio 2025 ha visto una significativa trasformazione: grazie a fondi della Caritas, gli ospiti sono stati ricollocati in strutture indicate dalla Diocesi, spesso con sistemazioni abitative migliori rispetto al passato.

Tuttavia, l’operazione di ricollocamento non ha garantito un’accoglienza per tutti, in particolare per le persone più fragili, molte delle quali hanno dovuto affrontare nuovamente la strada. «Prevedere un’accoglienza per tutti, soprattutto per i più bisognosi, non rappresentava evidentemente uno degli obiettivi», sottolineano i volontari, evidenziando un vuoto che non può passare inosservato.

Nonostante le difficoltà, l’esperienza di solidarietà continua nella parrocchia di Ramini, seppur con numeri ridotti rispetto a Vicofaro. I volontari restano accanto a don Biancalani, cercando di garantire efficienza, sicurezza e pulizia negli spazi di accoglienza e di costruire una base per future collaborazioni con altri enti.

Il messaggio centrale della lettera aperta è una richiesta di riflessione collettiva: la comunità è chiamata a interrogarsi sul ruolo della Chiesa nell’accoglienza dei migranti, ricordando le parole di Papa Francesco secondo cui la Chiesa può e deve essere un “ospedale da campo” quando necessario. I volontari chiedono al Vescovo, agli operatori dell’accoglienza e a tutti i cittadini coinvolti di avviare un confronto sul futuro degli spazi di Vicofaro e sul proseguimento di una missione che, negli ultimi anni, ha rappresentato un punto di riferimento concreto per chi era più vulnerabile.

I locali di Vicofaro, oggi silenziosi e vuoti, raccontano la fine di un’esperienza e, al tempo stesso, il bisogno urgente di nuove riflessioni e iniziative di solidarietà.