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Dietro il delitto di Franka un’altra morte sospetta

La Procura vuole far luce sul decesso della badante peruviana della madre

Un’ombra inquietante si allunga sul passato di Emiliano Milza, il cinquantenne fiorentino, chef, finito in carcere con l’accusa di aver ucciso la compagna Franka Ludwig lungo un sentiero del Mugello. Gli inquirenti stanno ora riesaminando un altro decesso avvenuto mesi prima: quello di una badante peruviana di 40 anni che si prendeva cura della madre dell’uomo.
La donna fu trovata senza vita nella casa di Montorsoli alla fine del 2024. Al momento del ritrovamento, Milza e l’anziana madre si trovavano nell’abitazione. I soccorsi furono chiamati, ma per la badante non ci fu nulla da fare. In un primo momento si parlò di morte naturale, ma oggi quella versione non appare più così scontata. Pochi giorni prima del decesso, la quarantenne aveva accusato un grave malore durante un soggiorno a Siena con Milza e la madre. Venne trovata priva di sensi nella stanza d’albergo e trasportata in ospedale. Soffriva di una patologia del sangue e le era stato prospettato un delicato intervento chirurgico. Ma a colpire gli investigatori è soprattutto un altro dettaglio: poco tempo prima, la donna sarebbe stata persuasa a sottoscrivere una polizza sulla vita. Beneficiario indicato, secondo gli atti, lo stesso Milza, che avrebbe promesso di far recapitare il denaro ai figli rimasti in Perù. Amici e parenti raccontano che, dopo quel malore improvviso, la badante appariva profondamente cambiata. Spaventata, confusa, convinta di non essere più al sicuro. Ad alcune persone di fiducia avrebbe confidato di temere Milza e di averlo visto più volte somministrare alla madre farmaci sedativi in quantità superiori al prescritto. Anche le sue condizioni di salute, riferiscono, sarebbero peggiorate rapidamente. Ci sono poi messaggi e telefonate che oggi pesano come macigni. Comunicazioni brevi, insolite, talvolta inviate – secondo i sospetti – non direttamente dalla donna. In uno di questi, la badante accennava a un sapore anomalo dell’acqua e al timore di essere stata sedata, chiedendo esplicitamente di non raccontare nulla e di cancellare il messaggio. Poco dopo, il silenzio. Dopo la morte, le versioni fornite da Milza sarebbero state molteplici e contraddittorie. Elementi che hanno spinto gli investigatori ad approfondire, insieme alla presunta manomissione del telefono della donna e al tentativo dell’ex chef di attivarsi rapidamente per ottenere l’indennizzo assicurativo. Per giustificare il suo ruolo di beneficiario, Milza avrebbe parlato di un accordo reciproco: una polizza ciascuno, con l’impegno di occuparsi dei familiari in caso di morte. Una spiegazione che non convince. A rendere il quadro ancora più cupo sono alcune conversazioni intercettate, in cui l’uomo fa riferimento esplicito ai soldi dell’assicurazione e a una possibile fuga se il pagamento non fosse arrivato entro una certa data. In altri dialoghi emerge un linguaggio agghiacciante, che secondo gli inquirenti restituisce un profilo inquietante e privo di scrupoli.

Ora la Procura vuole capire se anche la morte della badante possa essere stata provocata o agevolata. Un tassello che, se confermato, renderebbe il caso Ludwig non un episodio isolato, ma parte di una sequenza di eventi ancora tutta da decifrare. Un’indagine che scava nel tempo e che potrebbe riscrivere, drammaticamente, la storia di più di una vita spezzata.