Lo studio
Attenzione al Neurocovid, gli esperti: chi ha avuto il virus deve fare controlli
Non solo polmoni, può colpire anche il cervello
Il Covid-19 non lascia solo polmoni e vie respiratorie segnati: secondo le ultime evidenze scientifiche, può colpire anche il cervello. Una collaborazione internazionale di esperti ha confermato l’esistenza del cosiddetto “Neurocovid”, un insieme di disturbi neurologici e psicologici che possono insorgere dopo l’infezione, anche settimane o mesi dopo la guarigione.
Lo studio, pubblicato su Nature Reviews Disease Primers, rappresenta una svolta nella comprensione del long Covid: riconosce scientificamente che il Sars-CoV-2 può alterare il funzionamento del sistema nervoso, provocando sintomi che vanno dalla nebbia mentale, il cosiddetto brain fog, a cefalee persistenti, disturbi del sonno, ansia, depressione e neuropatie periferiche.
Il lavoro ha visto il contributo di università come Yale, University of California e University of London, insieme a ricercatori italiani del Centro di Ricerca Coordinata “Aldo Ravelli” dell’Università degli Studi di Milano. “Questo articolo fornisce uno strumento unico di riferimento internazionale, utile non solo per comprendere i sintomi, ma anche per indirizzare prevenzione e terapia”, spiega il professor Tommaso Bocci.
I meccanismi alla base di questi disturbi sono complessi: tra le cause principali vi sarebbero la persistenza virale, l’attivazione cronica del sistema immunitario e alterazioni del microbiota intestinale. Gli esperti sottolineano come il Covid-19 possa innescare processi simili a quelli osservati nelle malattie neurodegenerative, come Parkinson e Alzheimer, aumentando l’importanza di un monitoraggio a lungo termine.
Per questo motivo, i medici raccomandano controlli neurologici regolari per chi ha avuto l’infezione, soprattutto nei pazienti ospedalizzati durante le prime ondate della pandemia. Ogni sintomo sospetto — tremori, rallentamento cognitivo o perdita di memoria — va segnalato tempestivamente, per intervenire precocemente e ridurre possibili complicazioni future.
Il Neurocovid non è un fenomeno marginale: stime recenti indicano che tra il 5% e il 20% della popolazione mondiale sperimenta sintomi persistenti dopo l’infezione, con punte che superano il 50% tra chi è stato ricoverato. Con milioni di persone potenzialmente coinvolte, la ricerca scientifica e il monitoraggio clinico diventano strumenti fondamentali per affrontare le conseguenze più silenziose ma durature della pandemia.


