Campagna della Val di Cecina, a circa 500 metri di altitudine. La tranquillità dei pascoli viene improvvisamente spezzata. Una mandria di bovini, animali che arrivano a pesare fino a 600 chili, pascola come ogni giorno a breve distanza dalla stalla quando scatta il fuggi fuggi. Il frastuono dei campanacci richiama l’attenzione di Silvio Giannetti, allevatore di lungo corso. In pochi istanti la scena è chiara: un branco di sei lupi tenta di avvicinarsi al recinto, puntando mucche e buoi in pieno giorno. Solo l’intervento tempestivo di Silvio e del figlio riesce a fermare l’attacco e a mettere in fuga i predatori.
“È la prima volta che i lupi prendono di mira animali di queste dimensioni — racconta l’allevatore —. Le predazioni delle pecore sono ormai frequenti, nonostante tutte le precauzioni adottate. Ma un tentativo di assalto ai bovini non si era mai verificato. Viviamo in un costante stato di allerta, ci sentiamo accerchiati”. Negli ultimi dodici mesi l’azienda ha perso una ventina di pecore, senza contare gli animali dispersi. La preoccupazione cresce anche in vista delle prossime nascite dei vitellini, considerati prede facili. “Anche per chi ama profondamente questo mestiere diventa sempre più difficile andare avanti — spiega Giannetti —. Non è una guerra contro il lupo: segue il suo istinto. Ma questa crescita della popolazione doveva essere gestita prima, per evitare un conflitto con le attività agricole».
Un allarme condiviso a livello regionale. Secondo Coldiretti, l’emergenza lupi rappresenta una minaccia costante per gli allevatori toscani, una delle aree europee con la più alta densità di predazioni. Una pressione che mette a rischio la sopravvivenza delle aziende zootecniche, soprattutto quelle basate sul pascolo brado. “Questa non è una battaglia contro il lupo, ma a tutela degli allevatori — sottolinea Marco Pacini, presidente di Coldiretti Pisa —. I risarcimenti non sono la soluzione. Serve un approccio scientifico e razionale. La presenza dei lupi è ormai diffusa in tutta la regione e sta causando enormi difficoltà alle aziende, molte delle quali sono state costrette a chiudere”.
Nei pascoli della Val di Cecina resta alta la tensione. Un episodio che riaccende il dibattito su una convivenza sempre più fragile tra la tutela della fauna selvatica e il futuro dell’allevamento.


