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Sequestro e torture per un chilo di cocaina “sparito”: 18 anni al presunto mandante

La vittima fu rilasciata dopo il pagamento del riscatto

Una vicenda che mescola droga, violenza e ricatti si è conclusa con una sentenza severa della Corte d’assise di Firenze. Il presunto mandante di un sequestro di persona avvenuto nel febbraio 2023 tra Prato e Pistoia è stato condannato a 18 anni e due mesi di carcere. Al termine della pena, l’uomo, 36 anni e originario del Marocco, sarà espulso dall’Italia.  La vicenda affonda le radici in un traffico di cocaina: il giovane di 26 anni, di origini albanesi, avrebbe fatto sparire un chilo di stupefacente, scatenando la reazione dei membri dell’organizzazione criminale. Secondo le indagini, il 26enne venne fermato a Prato mentre era a bordo della sua auto e trascinato in un luogo isolato nel Pistoiese, dove rimase trattenuto per ore, vittima di minacce e violenze fisiche, e rilasciato solo dopo il pagamento di un riscatto di 8.000 euro. La denuncia presentata il giorno successivo permise agli inquirenti di ricostruire la dinamica del sequestro e di collegarlo ai responsabili, già noti per precedenti azioni criminali. La condanna del 36enne arriva dopo quelle emesse con rito abbreviato per altri componenti della banda, che hanno ricevuto pene tra i sette e gli otto anni.

Gli investigatori hanno sottolineato come l’azione non fosse un episodio isolato, ma una spedizione punitiva organizzata, pianificata per punire chi aveva tradito l’organizzazione. La Corte ha qualificato i reati come sequestro di persona, lesioni e rapina, infliggendo una pena esemplare sia per la crudeltà dei fatti sia per la gravità del contesto criminale.

L’episodio ha riacceso l’attenzione sul fenomeno della violenza collegata ai traffici di stupefacenti nella provincia pratese, dove le rivalità tra gruppi possono sfociare in azioni estreme, e sulla necessità di contrastare qualsiasi forma di “giustizia privata” imposta con intimidazioni e torture.