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Tragedia al cantiere Esselunga: cinque operai morti, indagini concluse

Cinque persone fisiche e tre società indagate. La strage avvenne il 16 febbraio 2024

La strage del cantiere Esselunga di via Giovan Filippo Mariti, avvenuta il 16 febbraio 2024, torna al centro della cronaca giudiziaria con la notifica dell’avviso di conclusione indagini da parte della Procura della Repubblica di Firenze, guidata dal Procuratore Capo Rosa Volpe, che ha sottolineato l’interesse pubblico e la gravità sociale dei fatti. Sono cinque le persone fisiche indagate: Carlo Melchiorre, ingegnere responsabile del calcolo e della progettazione dei prefabbricati di Rdb.Ita S.p.A., Alfonso D’Eugenio, legale rappresentante della stessa società; Marco Passaleva, ingegnere incaricato da La Villata S.p.A. della progettazione strutturale e della direzione dei lavori; Luca Dario Domingo Garini, legale rappresentante di Attività Edilizie Pavesi S.r.l. e Riccardo Papi, ingegnere nominato collaudatore in corso d’opera.

L’accusa principale riguarda il crollo del secondo impalcato, provocato da travi progettate con calcoli errati e quantitativo di ferro insufficiente, e dall’errata disposizione delle staffe durante la produzione, che ha determinato il cedimento della trave Tl309-2P causando il collasso di altre cinque travi e dei tegoli sovrastanti e, di conseguenza, dell’intero solaio e dei piani sottostanti. Cinque operai persero la vita, Luigi Coclite, Taoufik Haidar, Mohammed El Farhane, Bouzekri Rahimi e Mohamed Toukabri, mentre rimasero feriti Teodor Durche, Gheorghe Cristea e Cristinel Spataru, tutti impegnati nei lavori di carpenteria e getto del solaio. Le società coinvolte sono Italprefabbricati S.p.A., controllante di Rdb.Ita S.p.A., Rdb.Ita S.p.A., subappaltatrice dei lavori; e Attività Edilizie Pavesi S.r.l., appaltatrice principale del cantiere, tutte indagate per violazioni amministrative secondo il Decreto Legislativo 231/2001 per non aver adottato modelli organizzativi idonei a prevenire reati come quelli accaduti, consentendo indirettamente la commissione dei fatti.

Il crollo del cantiere Esselunga resta una ferita aperta per Firenze, mettendo in luce le tragiche conseguenze della negligenza progettuale e organizzativa e l’assoluta necessità di controlli rigorosi per garantire la sicurezza nei cantieri. La conclusione delle indagini rappresenta il primo passo verso la definizione delle responsabilità penali e amministrative e apre la strada a un processo che potrebbe fare chiarezza su uno dei crolli più devastanti della recente storia edilizia italiana.