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La “bella di notte” non paga le tasse, evasi 200mila euro

L’escort prendeva 200 euro a prestazione

Oltre 200.000 euro mai dichiarati al Fisco. È il reddito ricostruito dai finanzieri del Gruppo di Massa Carrara al termine di un’articolata attività di controllo del territorio e di analisi info-investigativa nei confronti di una escort che, per anni, avrebbe esercitato l’attività senza presentare alcuna dichiarazione fiscale. Un intervento destinato a far discutere, perché segna un passaggio significativo nel contrasto all’evasione in uno dei comparti tradizionalmente più opachi dell’economia sommersa.

Gli accertamenti hanno evidenziato lo svolgimento abituale e professionale dell’attività di prostituzione, in un contesto normativo mutato nel 2025 con l’aggiornamento della classificazione Ateco, che ha previsto un inquadramento fiscale specifico anche per attività finora rimaste in una zona grigia. Tra queste rientrano i “servizi di incontro ed eventi simili”, le attività di accompagnatori e accompagnatrici (escort), nonché l’organizzazione e fornitura di servizi sessuali. Proprio il nuovo codice Ateco, condiviso con la Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Massa Carrara, ha consentito di procedere all’attribuzione d’ufficio della partita Iva e alla conseguente emersione del reddito prodotto. Il principio è netto: ogni attività economica abituale che genera compensi è soggetta agli obblighi fiscali, indipendentemente da valutazioni di natura morale. Secondo quanto ricostruito, la donna traeva il proprio sostentamento esclusivamente dall’attività di escort, promossa anche attraverso piattaforme online, con compensi medi di circa 200 euro per singola prestazione. L’incrocio tra movimentazioni bancarie, flussi finanziari e spese sostenute – ritenute incompatibili con i redditi ufficialmente dichiarati – ha permesso di stimare introiti per oltre 200.000 euro in un arco temporale limitato. Un volume d’affari che, una volta formalizzato, comporterà versamenti per oltre 100.000 euro tra Iva e Irpef. L’azione ispettiva si fonda su un orientamento giurisprudenziale consolidato. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 1285 del 21 gennaio 2026, ha ribadito che l’esercizio abituale e professionale della prostituzione integra una prestazione di servizi rilevante ai fini fiscali, soggetta agli obblighi dichiarativi e impositivi previsti dal Dpr 26 ottobre 1972, numero 633, articolo 3, comma 1, in linea con quanto affermato anche dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Causa C-268/99). Con l’introduzione dei nuovi codici Ateco, dunque, anche la prostituzione rientra nel perimetro della tassazione ordinaria. Non si tratta di un riconoscimento sotto il profilo etico, ma dell’applicazione di un principio cardine del sistema tributario: chi produce reddito deve contribuire alle casse dello Stato.

La mancata dichiarazione dei proventi configura evasione fiscale, fenomeno che incide negativamente sullo sviluppo economico, altera la concorrenza e compromette l’equità del sistema, sottraendo risorse alle politiche pubbliche e al sostegno delle fasce più fragili. L’operazione testimonia, ancora una volta, la sinergia operativa tra Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate nel contrasto agli evasori e ai frodatori, anche nei settori più difficili da intercettare.