Il provvedimento del tribunale
|Imprese “apri e chiudi” nel distretto tessile: confisca milionaria e sorveglianza speciale per imprenditore
Decisione del Tribunale delle misure di prevenzione di Firenze su richiesta della Procura di Prato
Un sistema di evasione fiscale costruito negli anni nel cuore del distretto tessile toscano, tra società create e chiuse nel giro di pochi mesi, prestanome e consulenti compiacenti. È quanto ha portato il Tribunale Misure di Prevenzione di Firenze ad applicare la sorveglianza speciale e la confisca patrimoniale nei confronti di un imprenditore di origine cinese attivo da oltre vent’anni nel distretto di Prato.
Il provvedimento, richiesto dalla Procura pratese ed eseguito dalla Guardia di Finanza, riguarda un uomo di 49 anni nato nella regione dello Zhejiang, nella Repubblica Popolare Cinese, ritenuto un evasore fiscale seriale e socialmente pericoloso. Il tribunale ha disposto nei suoi confronti la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Prato per tre anni, oltre alla confisca di beni e attività economiche ritenuti frutto delle condotte illecite. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’imprenditore – attivo nel distretto tessile sin dal 1999 – avrebbe gestito per anni una filiera di imprese cosiddette “apri e chiudi”, intestate formalmente a prestanome, tutti di origine cinese. Le società venivano costituite, utilizzate per brevi periodi e poi chiuse non appena iniziavano ad accumularsi debiti fiscali rilevanti, così da evitare accertamenti e procedure di riscossione. Il meccanismo, secondo l’impianto investigativo, sarebbe stato sostenuto da consulenti professionali che, sfruttando competenze fiscali e contabili, avrebbero fornito supporto tecnico nella costituzione delle aziende, nella redazione dei bilanci e nella predisposizione di documenti finalizzati a eludere i controlli dell’amministrazione finanziaria. Attraverso questo sistema, l’imprenditore avrebbe potuto continuare a operare mantenendo il controllo effettivo delle attività pur risultando formalmente estraneo alle società. Le indagini hanno accertato che almeno otto ditte individuali sarebbero state intestate fittiziamente a prestanome nell’ambito di una struttura imprenditoriale volutamente opaca. Il modello fraudolento più recente, avviato nel maggio 2021, sarebbe proseguito fino alla fine del 2024, addirittura quando era già stato avviato il procedimento di prevenzione poi sfociato nella decisione del tribunale depositata il 9 marzo 2026. Secondo gli inquirenti, l’imprenditore avrebbe continuato a replicare le stesse modalità operative anche dopo essere stato raggiunto da misure cautelari nel procedimento penale per reati tributari previsti dal decreto legislativo 74 del 2000, tra cui dichiarazioni fraudolente, emissione di fatture per operazioni inesistenti e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Il sistema avrebbe consentito di sottrarsi al pagamento di imposte per oltre quattro milioni di euro, tra tributi evasi, sanzioni e interessi. Le imprese coinvolte sarebbero state utilizzate anche per l’emissione e l’utilizzo di fatture false e per la movimentazione di grandi quantità di denaro contante legate alla compravendita “in nero” di merci nel settore tessile. Il Tribunale ha quindi disposto la confisca di diversi beni, tra cui due unità immobiliari, una delle quali commerciale nel territorio di Prato con un valore superiore al milione di euro, oltre a una società ritenuta strumentale agli investimenti dell’imprenditore. I giudici hanno riconosciuto sia la provenienza illecita dei beni, frutto o reimpiego dei proventi dei reati tributari, sia la sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi dichiarati nel corso degli anni. Si tratta di un provvedimento destinato a segnare un precedente. È infatti il primo caso in Toscana e nella provincia di Prato in cui la confisca di prevenzione viene applicata insieme alla sorveglianza speciale nei confronti di un evasore fiscale qualificato come socialmente pericoloso.
Per la Procura di Prato, guidata dal procuratore Luca Tescaroli, il provvedimento rappresenta un passaggio importante nel contrasto alle forme più sofisticate di illegalità economica. L’evasione fiscale seriale, quando organizzata e sistematica, può infatti assumere un impatto sul mercato e sulla concorrenza paragonabile a quello delle forme tradizionali di criminalità economica. L’utilizzo delle misure di prevenzione patrimoniali – strumenti normalmente impiegati contro mafia e criminalità organizzata – segna dunque un cambio di passo nella strategia investigativa: colpire i patrimoni accumulati illegalmente anche quando l’attività criminale si nasconde dietro strutture societarie apparentemente legali. Il provvedimento ha inoltre garantito la continuità dell’attività economica con la nomina di un amministratore giudiziario per la società confiscata. Le misure restano comunque soggette ai successivi gradi di giudizio e diventeranno definitive solo con una pronuncia irrevocabile.


