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Gli operai lavoravano fino a 16 ore al giorno con paghe da fame: misure cautelari per un’intera famiglia

Ai domiciliari un 53enne e divieto di dimora e di fare impresa per la moglie, il figlio e la nuora

Un sistema organizzato di sfruttamento lavorativo, radicato nel distretto tessile pratese, è stato smantellato su richiesta della Procura di Prato guidata dal procuratore capo Luca Tescaroli. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto quattro misure cautelari nei confronti di altrettanti cittadini cinesi appartenenti allo stesso nucleo familiare. Il provvedimento più grave riguarda un imprenditore di 53 anni, ritenuto il dominus occulto di due ditte individuali e di una società, tutte intestate a prestanome ma operative nello stesso sito produttivo di via Galcianese. Per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La moglie, il figlio e la nuora sono invece colpiti dal divieto di dimora nella provincia di Prato e dall’interdizione per dodici mesi dall’esercizio di attività imprenditoriali. Al centro dell’inchiesta, il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, almeno una decina di lavoratori, in gran parte di origine cinese e africana, sarebbero stati sottoposti a condizioni estreme: turni medi di tredici ore al giorno, con picchi fino a sedici ore, senza giorni di riposo e con pause minime. Le retribuzioni risultavano ben al di sotto dei livelli previsti dai contratti collettivi nazionali. Le indagini, condotte dal Nucleo anti-sfruttamento dell’Asl, dalla Guardia di Finanza e dalla Municipale, hanno fatto emergere un sistema produttivo che si reggeva su manodopera sfruttata. Le aziende coinvolte lavoravano per numerosi committenti, tra cui anche il marchio Piazza Italia, recentemente finito in amministrazione giudiziaria proprio per vicende legate all’esternalizzazione verso realtà produttive irregolari. Nel corso degli accertamenti è stato inoltre scoperto un dormitorio utilizzato dai lavoratori, situato nelle vicinanze delle ditte, in condizioni igienico-sanitarie precarie.

Come sottolineato dal procuratore Tescaroli, l’azione della Procura si muove su più livelli: da un lato colpire gli imprenditori che praticano lo sfruttamento, dall’altro intervenire lungo tutta la filiera produttiva della moda, individuando anche chi trae vantaggio da sistemi illegali. Un’azione mirata a bonificare un comparto strategico dell’economia locale, troppo spesso segnato da sacche di illegalità.