Suicidio assistito
|Addio a Libera: la donna toscana si è autosomministrata il farmaco con il comando oculare
Primo caso in Italia
Si è spenta oggi nella sua casa toscana Libera, 55 anni, affetta da sclerosi multipla, divenendo il primo caso italiano di suicidio medicalmente assistito tramite dispositivo a comando oculare. Il macchinario, sviluppato dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) su indicazione della giustizia, le ha permesso di attivare autonomamente l’infusione endovenosa del farmaco letale, superando la tetraparesi spastica che le impediva qualsiasi movimento. La vicenda, seguita dall’Associazione Luca Coscioni, si colloca nel contesto giuridico delicato del fine vita: Libera aveva ottenuto l’autorizzazione dall’Asl Toscana Nord Ovest a luglio 2024, ma l’impossibilità di assumere autonomamente il farmaco aveva reso necessaria l’innovazione tecnologica. Il giudice di Firenze aveva sollevato dubbi di legittimità costituzionale sull’articolo 579 del Codice penale, concernente l’omicidio del consenziente, portando alla progettazione del dispositivo ottico. Nel suo messaggio finale, Libera ha espresso il desiderio che nessuno debba più attendere anni per esercitare un diritto fondamentale: “La mia battaglia è stata dura, ma se servirà ad aprire anche solo una strada, allora avrà avuto senso”. Un testamento di dignità e autonomia, che segna un passo storico per i diritti sul fine vita in Italia
Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e l’assessora al diritto alla salute Monia Monni, ribadendo la propria vicinanza a Libera e ai suoi cari, sottolineano il valore civile della scelta e ricordano il quadro normativo. “La Consulta – sottolinea il presidente Giani – ha confermato che la norma sull’accesso al fine vita medicalmente assistito, approvato con la legge n. 16 del 14 marzo 2025, rientra legittimamente nella potestà di organizzazione del sistema sanitario pubblico delle Regioni. Si tratta di una disciplina che organizza e garantisce un’assistenza uniforme da parte del servizio sanitario pubblico per un diritto già riconosciuto. Le condizioni che ricorrono nella sentenza della Corte Costituzionale n. 242 del 22 novembre 2019 sono disciplinate nella loro capacità di applicazione organizzativa dalla legge regionale n. 16 del 2025 della Toscana”. “Se persone come Libera – conclude il presidente Giani – potranno in futuro scegliere di porre fine alle proprie sofferenze con minori difficoltà sarà anche merito della legge toscana, che ha saputo colmare con coraggio e civiltà un vuoto legislativo nazionale”. “Credevamo e crediamo – afferma l’assessora Monni – nella legge approvata dal Consiglio regionale. La Corte Costituzionale ha ribadito per la terza volta in sette anni che scegliere sulla fine della propria vita è un diritto quando la malattia è irreversibile e il dolore insopportabile. È un dovere della struttura pubblica permettere ai cittadini di esercitare questo diritto. Siamo orgogliosi di essere stati la prima Regione d’Italia ad affrontare questo tema con una legge specifica”. La direttrice generale dell’Azienda Ual Toscana nord ovest, Maria Letizia Casani, ha espresso il proprio ringraziamento ai professionisti della Regione, dell’Azienda e del Cnr che hanno lavorato con dedizione e sensibilità per garantire il rispetto della volontà della paziente in un quadro di assoluta sicurezza clinica e legale.
Nella giornata odierna, a conferma della solidità del percorso intrapreso, Regione e Asl hanno concesso l’autorizzazione a un’altra cittadina toscana, in una condizione però diversa da quella di Libera, che ha presentato una richiesta di fine vita medicalmente assistito.


