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Tumore al pancreas: Pisa tra i centri della nuova speranza

Il farmaco Daraxonrasib raddoppia la sopravvivenza

Una nuova prospettiva di cura si affaccia nel difficile campo del tumore al pancreas, una delle neoplasie più aggressive e complesse da trattare. Tra i protagonisti di questo importante passo avanti c’è anche l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, inserita in un network internazionale di centri che hanno partecipato alla sperimentazione clinica di una nuova molecola, il Daraxonrasib. Lo studio, di fase 3 e denominato RASolute 302, ha coinvolto 60 centri nel mondo ed è stato promosso dalla società biofarmaceutica Revolution Medicines. I primi risultati, diffusi in anteprima, mostrano dati incoraggianti: nei pazienti con tumore al pancreas metastatico già trattati con chemioterapia, il nuovo farmaco ha portato a un aumento significativo della sopravvivenza. In particolare, la sopravvivenza mediana complessiva è passata da 6,7 mesi con la chemioterapia standard a 13,2 mesi nei pazienti trattati con Daraxonrasib. Un dato che rappresenta, allo stato attuale, un risultato senza precedenti in questo ambito. Il farmaco, inoltre, si assume per via orale una volta al giorno e ha dimostrato un profilo di sicurezza considerato gestibile. L’Aoup ha partecipato alla sperimentazione insieme ad altri tre centri italiani di eccellenza: lo Istituto Oncologico Veneto, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e l’Istituto Europeo di Oncologia. A guidare lo studio a Pisa è stata l’oncologa Chiara Cremolini, figura di riferimento anche in ambito accademico e nella ricerca clinica. “È un risultato importante, una rivoluzione attesa che oggi inizia a prendere forma – spiega – ma non siamo ancora pronti per l’uso nella pratica clinica. Servirà l’approvazione delle autorità regolatorie, che auspichiamo arrivi in tempi rapidi ma con le necessarie garanzie”. Il tumore al pancreas è fortemente legato alle mutazioni delle proteine Ras, veri e propri “interruttori” molecolari che regolano la crescita cellulare. Il Daraxonrasib introduce un approccio innovativo: agisce come un “collante molecolare”, legandosi alla proteina RAS nella sua forma attiva e bloccandone i segnali che favoriscono la proliferazione tumorale. Si tratta del primo farmaco di una nuova classe capace di agire su un ampio spettro di mutazioni.

Nonostante l’entusiasmo, la prudenza resta d’obbligo. Il farmaco non è ancora disponibile per uso clinico e non sono attivi programmi di utilizzo anticipato. Tuttavia, in Italia sono già in fase di avvio nuove sperimentazioni per valutarne l’efficacia anche in stadi più precoci della malattia. Soddisfazione anche da parte della direttrice generale dell’Aoup, Katia Belvedere, che sottolinea l’importanza di questo traguardo: “Essere tra i centri coinvolti in una ricerca così innovativa conferma il ruolo della nostra struttura come punto di riferimento per l’oncologia avanzata. È un segnale concreto di come l’integrazione tra ricerca e assistenza possa tradursi in nuove opportunità per i pazienti”. I risultati completi dello studio saranno presentati al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology, in programma a Chicago tra fine maggio e inizio giugno. Un appuntamento atteso dalla comunità scientifica internazionale, che potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase nella lotta contro il tumore al pancreas.