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Montanità solo sulla carta: 73 Comuni fanno ricorso contro il decreto del Governo

C’è anche la Toscana tra le protagoniste della battaglia legale contro la nuova classificazione dei Comuni montani. Sono infatti 73 le amministrazioni locali italiane – provenienti da diverse regioni, tra cui Piemonte, Liguria, Abruzzo, Umbria, Puglia, Marche e appunto Toscana – che hanno deciso di presentare ricorso al Tar del Lazio contro il decreto attuativo adottato dal Governo. Un’azione coordinata e condivisa, promossa da Ali Autonomie locali italiane, che punta a mettere in discussione un impianto normativo ritenuto penalizzante per molte realtà territoriali, comprese quelle toscane, in particolare nelle aree interne e appenniniche.

I ricorsi, affidati a un collegio legale composto dal professor avvocato Antonio Bartolini e dagli avvocati Antonella Mirabile e Marco Comaschi, contestano diversi profili di illegittimità. Tra questi, anche dubbi di costituzionalità della legge 131 del 2025 e possibili contrasti con i principi del diritto europeo.

Al centro della polemica c’è il criterio utilizzato per definire la “montanità”: secondo i Comuni ricorrenti, il decreto si basa quasi esclusivamente su parametri altimetrici e di pendenza, trascurando fattori fondamentali come l’accesso ai servizi, le difficoltà infrastrutturali, lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione. Elementi particolarmente rilevanti anche per molte aree della Toscana, dove la fragilità dei territori non può essere ridotta a una semplice quota sul livello del mare.

Il rischio, denunciano i sindaci, è quello di una classificazione che non fotografa la realtà ma la distorce, creando disparità tra territori simili e penalizzando comunità già in difficoltà.

Le conseguenze della declassificazione sarebbero concrete e immediate: perdita di risorse, incentivi e strumenti di sostegno per cittadini e imprese. In Toscana, come altrove, questo potrebbe tradursi anche in un indebolimento dei servizi essenziali, a partire dalla scuola, con possibili accorpamenti o chiusure nei centri più piccoli.

Da qui la richiesta di una revisione profonda dei criteri adottati, introducendo parametri più completi e aderenti alla realtà socioeconomica dei territori. Una posizione ribadita anche dal sindaco di Volterra, Giacomo Santi, tra i promotori del ricorso, che parla di una battaglia per garantire equità e coerenza nelle politiche pubbliche.

Il tema sarà al centro di un incontro dal titolo “Il danno della declassificazione dei Comuni montani”, in programma il 29 aprile alla Camera dei deputati. Un appuntamento in cui anche i sindaci toscani porteranno esempi concreti delle criticità del nuovo sistema, con l’obiettivo di riaprire il confronto istituzionale e correggere una riforma considerata, da molti territori, profondamente ingiusta.