Fiamme Gialle in azione
|Un chilo di marijuana in auto e una serra nel capanno: arrestato
Preso anche un latitante con falsa identità
Due operazioni, due arresti e un quadro investigativo che restituisce la dimensione capillare dei controlli sul territorio. È il risultato dell’attività svolta dall’inizio dell’anno dalla Compagnia della Guardia di Finanza di San Giovanni Valdarno, impegnata anche attraverso il servizio di pubblica utilità “117” nel contrasto ai traffici illeciti. Il primo intervento prende forma a Cavriglia, durante un controllo su strada. I militari fermano un’autovettura condotta da un sessantenne italiano, già gravato da precedenti specifici in materia di stupefacenti. Un dettaglio attira subito l’attenzione: sul pavimento del sedile posteriore è appoggiata una busta di dimensioni considerevoli. All’interno, ben 1.065 grammi di marijuana. Da qui scatta la perquisizione personale e domiciliare. Nell’area di pertinenza dell’abitazione dell’uomo, in un capanno adiacente, i finanzieri scoprono ulteriori elementi che rafforzano il quadro accusatorio: altri 5 grammi della stessa sostanza, materiale destinato al confezionamento e, soprattutto, 11 piantine di marijuana coltivate all’interno di un rudimentale impianto indoor, dotato di lampade a luce artificiale. Un contesto che delinea non solo la detenzione, ma anche un’attività organizzata, seppur artigianale, finalizzata alla produzione. Per il sessantenne scattano quindi le manette in flagranza per il reato di illecita detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L’uomo viene posto a disposizione della Procura della Repubblica di Arezzo. All’esito dell’udienza di convalida, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Arezzo convalida l’arresto e dispone nei confronti dell’indagato la misura cautelare degli arresti domiciliari. Il secondo episodio si sviluppa invece nelle scorse settimane a San Giovanni Valdarno, nel corso di un controllo su strada. I finanzieri fermano un’autovettura con a bordo due persone, entrambe di nazionalità albanese. Dai primi accertamenti emerge che il passeggero, quarantenne, ha numerosi precedenti penali legati al traffico di sostanze stupefacenti. Ma è il comportamento del conducente a insospettire maggiormente i militari: appare nervoso, reticente nel fornire le proprie generalità e mostra esitazione nell’esibire i documenti. Un atteggiamento che induce i finanzieri a ritenere non attendibili le informazioni fornite. Scatta così una più approfondita attività di identificazione, condotta attraverso riscontri foto-dattiloscopici. È in questa fase che emerge la verità: l’uomo non è chi dice di essere. Si tratta infatti di un soggetto ricercato, condannato nel 2015 dal Tribunale di Firenze per reati connessi al traffico di stupefacenti e destinatario di un Mandato di Arresto Europeo. A suo carico pende ancora una pena residua da espiare pari a 2 anni e 7 mesi di reclusione. Per anni era riuscito a sottrarsi all’esecuzione della condanna adottando un espediente efficace: in Albania si era fatto attribuire il cognome della moglie, riportato nei documenti esibiti ai controlli, riuscendo così a eludere l’identificazione e a muoversi indisturbato nei frequenti spostamenti tra Italia e Albania. Una strategia che gli ha consentito di restare latitante fino all’ultimo controllo, quando l’intuito e l’approfondimento investigativo dei militari hanno permesso di risalire alla sua reale identità. Informata la Procura della Repubblica di Arezzo e gli organi centrali competenti, i finanzieri hanno quindi dato esecuzione all’ordine di carcerazione emesso dal Tribunale di Firenze, procedendo all’arresto dell’uomo e al suo trasferimento presso la Casa circondariale di Arezzo.
Due operazioni che, oltre ai risultati immediati, evidenziano l’efficacia di un dispositivo di controllo che unisce presenza sul territorio, capacità di osservazione e approfondimento investigativo, riuscendo a intercettare tanto le attività di spaccio quanto situazioni più complesse legate alla latitanza internazionale.


